NEW YORK CITY COP – pt.1

PRIMA PARTE
In questo momento sono seduto su una particolarmente scomoda poltroncina a Malpensa. Sono le 7:03 e l’aereo è atterrato ormai da un’ora e mezza. Cazzo ci faccio qui? Aspetto che arrivi un’ora decente per pigliare il Malpensa Express, visto che alle 10:30 ho appuntamento con Tea per parlare del terzo libro. Dire che sono in condizioni pietose è un eufemismo, ma a ben pensarci ero messo molto peggio quando ero di ritorno da Austin, quindi oggi va più che bene. Avevo scattato una foto al Jfk, prima di decollare. Questa:

Ero al ristorante. Pranzo thailandese. Ottima scelta, prima di un volo. Infatti ho fatto un incubo tanto spettacolare quanto semplice ed efficace, durante il volo: l’aereo stava precipitando. Anzi, non stava esattamente precipitando, però era un susseguirsi di vuoti d’aria sempre più prolungati e terrificanti, e vi assicuro che è stato talmente realistico (non stavo proprio dormendo, ero in quella fase in cui si è addormentati ma si sente anche quello che succede attorno a noi) che, una volta ripigliatomi completamente, mi sono guardato attorno cercando segni di terrore sul volto dei passeggeri vicino a me. Niente, tutto tranquillo. E pensare che l’ultima frase captata nel sogno, proveniente dagli altoparlanti, era qualcosa come “se vogliamo cercare di sopravvivere dovete stare tutti seduti con le cinture allacciate”. E io ho esclamato “cercare di sopravvivere?????”.
Insomma, mai più cibo thailandese prima di un volo intercontinentale.

Beh, che dire di questa trasferta newyorkese? Anzi, prima di tutto mi scatto una foto in questo preciso momento, un momento in cui ho un mal di testa devastante (talmente devastante che sto seriamente prendendo in considerazione l’ipotesi di chiudere il mac e finire il resoconto in un secondo momento):

Allora allora, innanzitutto devo ringraziare il capo supremo Francesco, che ha reso questi sei giorni in suolo americano perfetti sotto ogni punto di vista.
Per sdebitarmi gli ho attaccato il vizio della bestemmia compulsiva.
Ah, so che stenterete a crederci, ma il viaggio è stato veramente “di lavoro”.
Siamo stati negli uffici della Warner, ad esempio. La sede americana, mica cazzi. S’è parlato di cose talmente incredibili che ogni due secondi pensavo “ma come stracazzo fanno a conoscere così bene il mio gruppo????”.
In arrivo alcuni lavori interessanti commissionati direttamente dalla sezione Warner che si occupa di quelle cose note come “videogame”: vedremo che cazzo combineremo…
E poi tutte le conferenze che, a differenza del 97% delle conferenze a cui ho preso parte qui dalle nostre parti, si son rivelate interessantissime. Non è che sto sputando nel piatto in cui mangio, eh. Anche perchè non è che io abbia mai organizzato una conferenza in vita mia o sia mai stato invitato a tenerne una. Anzi sì: l’11 novembre alla Fnac di Verona sarò ospite alla conferenza di presentazione della nuova edizione del MEI, per parlare presumo di etichette indipendenti e di come noi Canadians ci siamo trovati a sguazzare in tale mondo. Insomma, darò il punto di vista doppio, da entrambi i lati della barricata.

Comunque, stavo parlando delle conferenze del CMJ. Come quella sull’utilizzo dei social network. E qui direte: beh, è la novità dove sta? usiamo già tutti i vari social network!
E io vi dico: vero. Però in un’ora e mezza di conferenza sui vari facebook, ilike e sticazzi ho imparato un sacco di cose interessanti che metterò in pratica non appena porterò il mio culone a casa (e non appena avrò fatto un’overdose di moment).
Ah, il moment. Di solito non lo uso mai. A New York invece almeno una pastiglia al giorno, quando non due. Perchè odio gli ascensori che si muovono alla velocità della luce e odio sedermi dietro in macchina. Il mal di testa arriva immediatamente in quei casi. E odio il caldo/freddo/caldo/freddo tra il mondo esterno e i vari negozi. A volte caldo fuori e freddo dentro, a volte il contrario. E mal di testa anche qui. Sono una mezza figa.

Giusto per saltare da un argomento all’altro: prima la conferenza sull’utilizzo dei social network, poi quella con il tizio dei Gang of Four, che parlava sicuramente di qualcosa di interessante (Francesco testimone), ma io ero reduce da un giro in taxi da Union Square a Washington Square verso mezzogiorno, ed ero quindi il miglior rappresentante possibile del mal di testa, quindi mi sono accasciato su una poltrona (con vista sullo skyline e sulla 5th avenue) e sono collassato.

Altra conferenza meravigliosa quella incentrata sul come le major scelgano le band su cui puntare. Il lavoro degli A&R insomma, che è anche un po’ quello che faccio io per Ghost. Solo che io ho a che fare con band meno importanti dei Radiohead, Killers e stigrancazzi. Presenti alla conferenza c’erano i presidenti dell’A&R della Virgin e della Atlantic, giusto per citare i due pezzi più grossi. Ho scoperto che i Killers li hanno scoperti mentre suonavano ad una festa in un garage. Son cose. E a fine conferenza raccolta dei vari demo e ascolto di una decina degli stessi. Lì, al momento. Con commento dei vari A&R, che hanno sottolineato una cosa semplicissima: i ritornelli sono importanti. Una frase la ricorderò sempre: “la struttura delle canzoni efficaci (strofa-rit-strofa-rit-bridge-rit) non è stata decisa dalle major: è così da sempre”.

Però adesso non voglio tediarvi con il racconto delle conferenze. Potrei parlare dei concerti. Tutti ottimi, e soprattutto tutti in location spettacolari. Sembra che a New York non esistano locali brutti. Anche il più minuscolo e imbucato ha una palco della madonna.
Concerti migliori di tutti direi The Broken West, Wye Oak (un duo: ragazza alla chitarra e voce e ragazzo alla batteria e tastiera: una cosa INCREDIBILE!!!! Dovrei avere qualche filmato per documentare il loro show. Cioè, voi non avete idea di come suonasse sto ragazzino! Suonava contemporaneamente la batteria e la tastiera, con la quale faceva le linee di basso, tenendo spesso due tempi diversi. Pazzesco. Intanto guardateli qui, per farvi un’idea), The Silent League, Modern Skirts e i Margot And the Nuclear So and So’s.

Adesso però sono un cadavere, finisco il racconto una volta tornato a casa.
Sono le 7:31. La batteria del mac è quasi scarica.
La mia è totalmente andata.

Qui alcune foto.

A dopo!

6 thoughts on “NEW YORK CITY COP – pt.1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...