Il giorno degli esami: il compito di matematica

Anno 1996, ancora.
Liceo Scientifico Girolamo Fracastoro di Verona, ancora.
Arrivo davanti a scuola.
E mi accorgo di aver dimenticato a casa il manabile.
Panico.
Dubbio amletico: corro in cartoleria a ricomprarlo o me ne sbatto, perchè il destino ha voluto che lo dimenticassi a casa?
Me ne sbatto.
Anche perchè sono un rabbino.
Fortunatamente ho bigliettini infilati ovunque.
Nei calzini. Nelle mutande. Nella maglietta. In tasca. Nelle maniche. Ovunque.
E sono abbastanza tranquillo, perchè durante la prova d’italiano i professori non hanno mai rotto il cazzo, non c’hanno mai controllato, potevamo parlare e fare il cazzo che volevamo. Non che la cosa mi sia servita, essendo io l’unico stronzo in aula ad aver fatto il tema su matematica e poesia, ma tant’è.
Purtroppo lo scenario ora è ben diverso.
Siamo sempre in aula.
Metà 5°B (la mia classe) assieme a metà 5°F (l’altra classe. non sono sicurissimo che fosse la sezione F, ma sticazzi) in una stanza, e le altre due metà nell’altra stanza.
In una delle due stanze la sorveglianza è gestita direttamente dalla Gestapo, mentre nell’altra tutto liscio e tranquillo come il giorno prima.
Ovviamente in quale stanza finisco? Gestapo.
Non mi perdo d’animo.
Inizio a leggere i tre esercizi e subito mi rendo conto che le ripetizioni seguite durante l’anno scolastico (strano andare a ripetizione pur avendo una media tra il 7 e l’8, eh? Beh, avevo quella media proprio grazie alle ripetizioni, perchè la mia profe di matematica era the worst ever!) sono state utilissime.
Svolgo il primo quesito in mezz’ora.
Il secondo in un’oretta (o viceversa), e poi sul terzo… il panico!
So benissimo che per risolverlo c’è una formula particolare.
O ricordi quella formula o muori.
E io non la ricordo.
Ma ricordo perfettamente dove ho messo il bigliettino giusto: nel calzino destro.
Purtroppo il fatto di avere la Gestapo in aula mi impedisce ogni mossa.
Valuto anche la soluzione più semplice: andare in bagno, controllare il bigliettino, memorizzare la formula, tornare in aula, risolvere l’ultimo quesito, fine.
Ma non posso.
Per una questione di principio stupidissima.
In cinque anni non ho MAI messo piede nei cessi del mio liceo.
Pazzesco, lo so. Non so nemmeno come siano fatti. Mai visti, giuro.
Andarci durante la maturità mi sembra una sconfitta.
Decido di darmi un limite di tre ore. Se entro tre ore non riesco a guardare quel cazzo di bigliettino andrò al cesso.
Dopo due ore e tre quarti noto un momento di distrazione tra i prof che girano in continuazione per l’aula. Mi chino, estraggo il bigliettino. Sono agitato. Ascelle pezzate. Butto un occhio veloce alla formula. Breve ma bella tosta. La memorizzo. La applico al quesito. Ho finito per sempre con i compiti in classe.
Consegno il compito.
Compito che mi frutterà un onesto otto e mezzo. Ancora non capisco per quale motivo non m’abbiano dato nove. Ma sticazzi.

E ancora ignoro come siano fatti i cessi del mio liceo.
E soprattutto non ricordo cosa cazzo ho fatto nelle due ore e quarantacinque minuti intercorse tra la conclusione del secondo esercizio e la stesura del terzo. Probabilmente ho continuato a cancellare e riscrivere cose, giusto per far vedere che avevo qualcosa da fare.

(qui la prima parte della mia maturità)

12 pensieri riguardo “Il giorno degli esami: il compito di matematica

  1. Ma cazzo, tu hai tutti racconti fighi sulla tua maturità :)Io invece nella versione di latino, dopo che avevo passato tutto l'anno a copiare, mi sono trovato seduto di fronte alla scrivania del presidente di commissione e dietro di me c'era una che era ancora più scarsa di me, ergo dovevo cavarmela da solo proprio ora che non ero più abituato a farlo. Per di più la versione era di tale Macrobio, un autore tardo, quindi il latino non era esattamente quello scolastico che ci avevano insegnato.Vabbè niente mi sono spremuto le meningi, ho fatto la versione tutto da solo e alla fine, come per il tema, ho raccolto poco più della sufficienza, ma andava benissimo così.

  2. Compito di Ragioneria.Io sono un asso in ragioneria. Ma la crisi di panico non me la toglie nessuno il giorno prima. Nonostante la mia fede religiosa fosse oscura anche allora, presa da crisi notturna di pianto, decisi di promettere l'accensione di un cero nella cattedrale di Ascoli Piceno, in caso di compito facile e fattibile.E' uscita una ricostruzione analitica del bilancio e una valutazione dello stesso tramite indici che ho fatto in tre ore a spasso. Per me e per tutta la classe insieme alla mia amica Susanna, dopo che la secchiona si era fatta prendere da una crisi isterica.Noi abbiamo preso nove e mezzo, quello più asino sei e mezzo.(S. Emidio, patrono di Ascoli Piceno, il mio cero non l'ha mai avuto. Me ingrata)

  3. @heavy: chiedi a yoshi, ceci e fdc del viaggio in auto verona-pukkelpop. il sottoscritto ha pisciato al mattino prima di partire, e alla sera una volta arrivati al b&b 😀

  4. Dietnam è sovrumano! c'ha il controllo dell'uretra come le fimmmine! io non riesco neanche a fare milano-trento senza ALMENO due soste… peschiera e ala-avio di solito… Idem al ritorno.

  5. La mia seconda prova è stata talmente un disastro, che è venuto il prof di matematica a suggerirmi, e anche quella di filosofia… Inutile… Ero attorniata da gente con la media del 5, io che a stento arrivavo al 3… Un vero disastro. Il panico si è impossessato di me dai primi momenti, e non mi ha mai lasciata. Ero talmente fuori dal mondo, che dopo la consegna quasi-in-bianco, uscendo, non riconoscevo la gente… C'ho messo un'oretta per riprendermi!Risultato: voto 7/15.

  6. minchia. io ho dato la maturità nel tuo stesso anno, e dello stesso tipo (liceo scientifico) e della prova di matematica penso di aver preso 5.Ma era così facile quella prova?Porca puttanaBoss

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