La recensione di uno che ne sa o che dovrebbe saperne – Seconda parte

Dopo aver parlato delle prime quattro canzoni del nostro disco, eccone qualche altra.
Alla posizione numero 5 troviamo il primo brano Canadians scritto interamente da Vittorio, Yes Man (l’unica canzone del disco ad aver mantenuto il primissimo nome affibbiatole). Ancora ricordo quando ho sentito il demo per la prima volta, un paio d’anni fa. Ho subito pensato “bellissima, non la faremo mai quindi, perchè troppo diversa da quello che facciamo di solito e perchè dubito che a Duccio e Michi possa piacere”. E infatti eccola nel disco e papabile primo singolo. Beh, se siete curiosi di sentire la versione chitarra e voce che Vitto m’aveva inviato secoli fa, eccola qui:

A breve (da lunedì prossimo, se non ricordo male) sarà disponibile un’ulteriore versione di questo brano, soprannominata eltonjohn, con Vittorio nel ruolo di unico cantante e musicista. Verrà inviata a chi acquisterà il disco nel sito Ghost. Se invece volete aspettare e comprarlo ai nostri live Vittorio in persona ve la ricanterà tutta nell’orecchio al banchetto dei dischi. Piacerà soprattutto alle innumerevoli fan del nostro tastierista/mandolinista/banjista/pianista/etcetcista, e a Heavyhorse. Che dire invece della versione su disco? Il brano più lineare di tutto il disco. Arrangiamento vagamente Weezer. Qualche clap che male non fa. E’ stata tra le più votate su twitter, un motivo ci sarà!

Passiamo alla traccia #6, Rain turns into hail (and then the sun).
Titolo provvisorio: Last Dux (dove Dux sta per Duccio, prima che Enver mi rompa il cazzo).
Last perchè è stato l’ultimo brano scritto prima di entrare in studio. In questo disco rappresenta ciò che “Out of order” è stata su “A sky with no stars”: un brano completato durante le registrazioni. A dirla tutta, Out Of Order era stata praticamente scritta e arrangiata tutta in studio, ma queste son storie vecchie e non credo nessuno voglia sentirle. Comunque, veniamo a RTIHATTS. Le bestemmie che abbiamo tirato nella pausa dei bridge, dove Duccio canta “Please come back” o “These scumbags”, sono state all’incirca infinite. Perchè non ci sono i classici one, two, three, four. No, perchè siamo delle teste di cazzo, e quindi c’è pure il five. E per inculcare tale notizia nel cranio del Chri (ma anche nei nostri, e soprattutto in quello del Drummer, che sostituirà il Chri alla Fnac) sono state necessarie all’incirca sedicimila prove. Non sappiamo contare, non fatecene una colpa. Canzone che partiva svantaggiata al momento di entrare in studio, perchè era molto più scarna di come la sentite ora. Alla fine invece è una di quelle meglio riuscite, con tanti suonini del cazzo come piace a noi e, si spera, pure a voi. Ritornello-ossessione per eccellenza, con quel maledetto “You are the one” che, volenti o nolenti, vi ritroverete almeno una volta in vita a fischiettare. Una volta sola, ma lo farete! Assolo tamarro e cinghialissimo. Forse il più cinghiale del disco. Il più cinghiale della nostra carriera.

(FINE SECONDA PARTE)

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