La recensione di uno che ne sa o che dovrebbe saperne – Terza parte

Poi poi poi. Kim The Dishwasher (titolo provvisorio: Jazz. Perchè la parte iniziale di batteria c’ha subito fatto pensare a qualcosa di jazz. Non so darvi spiegazioni più sensate). Confesso di aver sperato fino all’ultimo che la canzone parlasse di una lavastoviglie che, triste per la sua situazione di lavastoviglie, avesse iniziato a sbronzarsi e si fosse infine gettata nel tunnel della droga e dell’alcolismo, assieme a Jed l’umanoide. Invece sembra parli di una tizia, a meno che il testo non sia tutto un’enorme metafora ed io sia un mona.
Il ritornello, la prima volta che l’abbiamo suonato, ha fatto scattare la scintilla “ehi, sembra una roba degli Ash”. Il secondo accordo di tale ritornello ha una dissonanza che magari non avete ancora notato ma che se vi fosse concesso ascoltarla senza le voci vi farebbe scoppiare il cranio e colare calde cervella dal naso. In fase di registrazione abbiamo chiesto a Duccio in tutti i modi di togliere tale dissonanza e fare un normalissimo accordo alla “dai che cantemo”, ma a Duccio le dissonanze piacciono, e adesso pure io non potrei vivere senza questa.
Dieci e lode per l’assolo di tastiera del Vitto, una delle cose che preferisco in questo disco.

Quindi? Quindi The Fall Of 1960. E qui penserete: è la canzone che dà il titolo al disco, avrà qualcosa più delle altre! La risposta è: Sì, ha il titolo più bello. Fine.
Ah, titolo provvisorio: Nuova Lenta. Perchè è lenta. Perchè viene spesso chiamata amichevolmente “il ciodo”, che nel nostro linguaggio barbaro significa “oh, bella, ma se ne suonassimo una un po’ più veloce e allegra saremmo più contenti”. Per decidere l’arrangiamento di batteria abbiamo perso due settimane di prove, perchè non riuscivamo a trovare niente che ci piacesse. Alla fine il Chri s’è superato, e Cantaluppi ha effettato la batteria nella parte pre-distorsioni rendendo tutto praticamente identico all’idea che avevamo in mente. Pollice verso, per quel che mi riguarda, per l’assolo: tre giri identici dove cambia solo la batteria. Era sufficiente farne due. E se pensate che inizialmente i giri erano quattro ma uno è stato segato in extremis potete capire i compromessi raggiunti per accontentare tutti in questo disco. Credo sia il pezzo preferito di Duccio. Duccio, confermi?

Veniamo alla traccia nove, ovvero The Richest Dumbass In The World, conosciuta come Sae, perchè ne abbiamo registrato una versione molto diversa l’estate scorsa alla Sae di Milano assieme al Fede (batterista dei Boor Zoom e genio del mixer). Tale versione, soprannominata anche “quella con il michi che sembra uscito dalla band di avril lavigne”, sarà presto disponibile in uno dei siti che recensiranno il nostro disco.
Canzone dalla storia travagliata. Nata come demo del sottoscritto nel 2005 (qui), è stata ampliata e sviluppata dal Vitto (la sua versione chitarravoce sarà presto su youtube, come già il demo di Yes Man) e portata in sala prove una sera in cui non c’era Duccio. Duccio che, da subito, ha dimostrato estremo amore per il pezzo, dicendo cose tipo “dai merde, facciamo qualcosa di serio, non sta roba!”. E infatti alla Sae il pezzo l’abbiamo registrato senza di lui. Una volta arrivati in studio per registrare la versione per il disco, dopo alcune giuste osservazioni sia di Cantaluppi che di Duccio, abbiamo provato a rallentarla (parecchio) ed è successo il miracolo: anche Duccio ha dimostrato di apprezzarla, registrando alcune parti di chitarra. Unica canzone del disco dove è possibile sentire la mia voce (canto le strofe), mentre nel disco prima avevo contribuito con gli Uuushallalla su Summer Teenage Girl e in quello prima ancora avevo cantato e suonato un pezzo tutto per i cazzi miei (quello senza titolo scaricabile qui). Dal vivo la canteranno Duccio e Vittorio, data la mia totale incapacità di suonare il giro di basso e cantarci pure sopra. Sono una merda, lo so.

(CONTINUA)

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