Il giorno dell’uscita


Se non m’è stato spiegato male, sabato sarà il Record Store Day.

Se non m’è stato spiegato malissimo, dovrei dare il mio contributo, parlando di qualche esperienza di vita legata ad un negozio di dischi.
Esperienza di vita sicuramente lontana nel tempo, visto che da svariati anni il 95% dei dischi che entrano in casa mia sono portati da un postino o da un corriere.
Perchè sono pigro? Perchè costano meno? Perchè praticamente non ci sono più negozi di dischi decenti a Verona e dintorni!
Qualche anno fa la situazione era molto diversa.
Verona era piena di negozi e negozietti specializzati in questo o in quello, negozi dove spesso ho passato intere mattinate e giornate, passando da uno all’altro, decidendo dove e come investire 30/40mila lire.
Il Pentagramma, Euromusic, Rock e Jazz Emporio, DischiVolanti, Ricordi, e altri di cui non ricordo neanche il nome, tutti a Verona, quasi tutti defunti (resiste solo DischiVolanti).
E DiscoBazaar nel mio paesello, o TuttaMusica. Ogni nome un ricordo legato ad un disco, più o meno.
Sono molto combattuto.
Scrivere di un solo negozio o scrivere di varie esperienze in più negozi?
Mi attira di più la seconda opzione, anche se probabilmente andro OT rispetto alle direttive del Record Store Day.
Parlerò quindi di “dischi acquistati il giorno dell’uscita”.
PEARL JAM – Vitalogy
Lo ricordo come il primo disco pagato un occhio della testa. 34mila e 500 lire.
Follia, visto che fino a quel momento il disco più costoso nella mia collezione era “A kind of magic” dei Queen, pagato 29mila lire. Sfondare il tetto dei 30mila è stata la fine della mia adolescenza.
Autunno 1994. Negozio: TuttaMusica, a trecento metri da casa mia.
Un negozio gestito praticamente sempre dalla stessa persona, una signorina dai capelli bianchissimi che ogni volta sembrava stupita dalle mie richieste. Ho comprato un milione di dischi lì, ma Vitalogy lo ricordo ancora come il più importante. Per le bestemmie formulate alla vista del prezzo e per Immortality, Better Man, Corduroy e Nothingman su tutte.
Non posso dire di aver instaurato, nel corso degli anni, un rapporto degno di nota con la negoziante dai capelli bianchi, ma ancora oggi credo mi ricordi come la persona che arrivava in negozio con un’unica domanda: “E’ uscito quello dei… ?”, ottenendo sempre la risposta: “Dovrebbe uscire domani” o “E’ arrivato stamattina”. Perchè compravo le riviste e conoscevo le date. Le riviste! Le date! Ora non so un cazzo di niente. Sono un ignorante di merda.
SOUL ASYLUM – Let your dim light shine
Diciamo le cose come stanno: solo chi vuol tirarsela e chi è vecchio conosceva i Soul Asylum prima di Runaway Train. Io vorrei tanto tirarmela e vorrei tanto essere più vecchio (bugia! bugia! bugia!), ma li ho conosciuti con quella canzone. Alla canzone è seguito il disco (che amo alla follia), e al disco è seguito il disco successivo. Quello trattato in queste righe, anticipato dal singolo e video di “Misery”. I Soul Asylum al tempo (1995) mi sembravano una band da intenditori, e quindi non potevo che scegliere un negozio da intenditori: Dischi Volanti, l’unico ancora in vita tra i citati in queste righe. Famoso da sempre per “i dischi d’importazione” (che ora posso comprare stando seduto davanti allo stesso monitor in cui sto infilando questi ricordi adolescenziali), dischi venduti a prezzo d’oro e che, quindici o sedici anni fa, facevano impazzire me e i miei amici. Nello stesso negozio, per dire, abbiamo acquistato Jar Of Flies e quello dei Mother Love Bone per il compleanno di un amico. Non erano magari “d’importazione”, parolona con cui riempirsi la bocca, ma erano praticamente trovabili solo lì.
Torniamo a Let Your Dim Light Shine. Dopo aver rotto il cazzo con la solita domanda (“è arrivato è arrivato è arrivato?”), e dopo aver ricevuto risposte contrastanti sulla data d’uscita, avevo perso ogni speranza. Poi, una mattina, ultimi giorni di scuola, mi ritrovo a fare berna (forse da voi si dice fare sega, o semplicemente “non ho voglia di andare a scuola e quindi vado a spasso”), passo da Ricordi e vedo il disco dei Soul Asylum! Dopo tre minuti netti sono da Dischi Volanti, perchè acquistare un disco lì mi avrebbe messo su un gradino più alto rispetto agli sfigati che avrebbero speso forse meno soldi ma da Ricordi. Non ho aneddoti particolarmente divertenti legati al negozio (dove non credo di aver comprato molti altri dischi tra il 1995 e il 2011) o al disco, ma ricordo ancora che sulla copertina c’è l’adesivo con le date del tour europeo del 1995, e l’Italia non c’era. E pensare che proprio in quell’anno ho dato inizio alla mia vita concertistica, assistendo al live dei Soundgarden a Reggio Emilia. Non m’avrebbe fatto schifo vedere anche i Soul Asylum.
SMASHING PUMPKINS – Mellon Collie And The Infinite Sadness
Non ero un super fan degli Smashing Pumpkins nel 1995. Conoscevo Disarm e Today. Poi ho visto il video di BWBW. Amore devastante. Non avevo internet ma c’era mtv.
Ah, c’è anche oggi? Bene.
Becco uno speciale, sento qualcosa, dicono una data. 25 ottobre, o qualcosa del genere.
Inizio la trafila del “E’ arrivato?” “No, arriva tra qualche giorno” “E’ arrivato?” “No, arriva tra un paio di giorni”, e così via. Fino al giorno giusto.
Giorno giusto nel negozio in cui adesso hanno fatto un postaccio dove scommettere sui cavalli e su chi, tra gli avventori, tirerà fuori per primo il coltello.
Ma nel 1995 c’era DiscoBazaar. Una stanza da 25mq, con i dischi messi letteralmente a cazzo e una vetrina probabilmente allestita da Stevie Wonder. Ma quel giorno MCATIS era al centro della vetrina. La confezione in doppio cd ma senza essere quei doppi cd maledetti che erano effettivamente doppi anche come dimensione. Era un cd normale con dentro due cd. Una rivoluzione tecnologica incredibile per il tempo. Apro la porta, entro con la bava alla bocca, il tizio con gli occhialetti mi recupera quanto richiesto, e mi spara 28milalire di conto. Regalato, insomma. Lo imploro anche di darmi il cartonato. Non c’è verso. Da allora l’ho sempre odiato. Il tizio con gli occhialetti, perchè per MCATIS ho sempre e solo amore. Comunque, da allora credo di non aver più acquistato nulla in quel posto. Posto che rimarrà comunque “il negozio in cui ho acquistato il disco più importante della mia vita”. E adesso ci vanno per scommettere sull’Inter vincente in Champions anche questa volta. E invece. Bah.
SMASHING PUMPKINS – Adore
Dopo Mellon Collie è cambiato tutto. Un nuovo disco degli SP lo attendevo come oro colato, come Winona Rider nuda, come la mia compagna di classe in terza liceo, seduta nel banco di dietro, che aveva sempre la camicetta molto aperta. Conoscevo ogni suo reggiseno, credo. Aveva un cognome greco ed era davvero bellissima, nel caso vi interessasse saperlo. Dicevamo? Ah, sì: per “Adore” ho rotto il cazzo a tutti i negozianti di Verona. Perchè ero già all’università e quindi mi risultava più semplice bazzicare tutti il bazzicabile che avevo a disposizione. Dopo accurate indagini ho identificato “Rock e Jazz Emporio” come il posto dove i dischi arrivavano prima. E con prima intendo che il corriere li consegnava a loro, e poi agli altri negozi. Non chiedetemi come fossi giunto a tale conclusione, ma è una scienza vera e confermata in seguito anche da altri acquisti. Il giorno fatidico mi sono piazzato davanti a R&JEmporio prima dell’apertura. Quando il vecchiardo cappellone e baffone ha aperto il portone (zona San Fermo, aka zona meravigliosa, fateci un giretto) e m’ha trovato lì penso m’abbia pure detto (o forse l’ha solo pensato): “Ma porcod*o, sei già qua?”.
Ero già lì. Io. Ma non il corriere.
“Dovrebbe arrivare a minuti”. Dopo venti minuti passati a sfogliare quei cosi di metallo contenenti quattro dischi l’uno, ecco che arriva il corriere. Scarica un tot di scatoloni. Fotta (cit.).
Siamo io e il cappellone baffuto.
Tira su il primo scatolone, lo apre e non è lì.
E’ nel secondo.
Mi consegna la prima copia di “Adore” venduta a Verona.
E’ mia, merde!
Pago, esco, prendo il lettore cd dalla borsa (presumibilmente una tracolla, perchè gli zaini non erano più cool nel 1998). Ascoltando “To Sheila” arrivo all’università. Mi siedo nel chiostro. Tra le mie due colonne preferite. A differenza dell’utilizzo normalmente riservato a tali colonne (appoggiarci la schiena commentando con gli amici ogni essere femminile di passaggio, e infatti non posso vantare una laurea tra i miei successoni), quel giorno ho dedicato almeno due ore all’ascolto compulsivo di Adore. E ci sono rimasto di merda. Non era il nuovo MCATIS. Ero davvero triste. Come se m’avessero detto “ehi, stronzo! la pacchia è finita! d’ora in avanti solo musica di merda!”. Il giorno dopo non l’ho nemmeno riascoltato, e solo qualche anno fa l’ho rivalutato un pochetto, innalzandolo da “l’inizio della fine” a “in realtà non è male, ma al tempo non ero pronto ad un disco così triste”. Resta comunque l’inizio della fine. Per gli SP e per Rock&JazzEmporio, anche lui schiacciato qualche anno fa dall’arrivo del Male.
E il Male?
Il Male è la Fnac, che ha fatto chiudere praticamente tutti i negozi di Verona facendo dei prezzi incredibili nei primi due anni di vita (novità a 11/12 euro, offertacce a 6 euro; credo di aver comprato più dischi in quei due anni che in tutta la mia vita, se parliamo di acquisti effettuati in negozio).
La concorrenza è stata sconfitta in un attimo. I negozi chiudevano a velocità incredibile, con conseguenze devastanti per loro ma spesso vantaggiosissime per noi acquirenti, con dischi venduti a 2 euro o poco più (con 15 euro una volta da EuroMusic ho comprato due dischi degli Sleeper, uno di Pete Yorn, uno dei Llama Farmers, uno di Alex Lloyd, uno degli Imperial Teen e uno dei Loud Lucy)(dischi che non ascolto più da anni, e alcuni non credo neanche di averli ascoltati fino alla fine).
Poi è finito tutto.
Fnac come unica scelta, ancora con buone offerte (a volte ottime, come Transformer di Lou Reed a 5 euro scarsi, idem per i primi dischi dei REM) ma con moltissime novità (e non parlo solo di Ligabue, Vasco, Michael Jackson, ma anche molti dischi della sezione “alternative”) vendute a 19 euro, 20 euro, 21 euro. Con quei soldi, su play o su amazon, mi compro tre dischi. E spesso ne avanzo.
Ormai gli unici negozi di dischi in cui metto piede sono quelli delle città dove per i più svariati motivi mi ritrovo a portare il mio culo.
Una volta ad Austin ho comprato quaranta dischi in un’ora. Idem a Parigi.
Perchè? Perchè PORCAPUTTANA hanno prezzi umani.
Vaffanculo i 19 euro. Ma a morte anche i 15 euro.
Mi sento un ladro anche a vendere l’ultimo disco dei Canadians a 10 euro, se devo dirla tutta.
In futuro tutti gli eventuali dischi delle mie band costeranno meno di 10 euro, perchè non è giusto, corretto, rispettoso che l’ultimo dei REM venga 7 euro su play e il mio 10 ai concerti, no?
Torniamo alle cose serie.
Anzi, finiamola qui.
Mi spiace che i negozi, almeno qui dalle mie parti, siano scomparsi.
Mi spiace non tanto per quello che potrebbero rappresentare ora nella mia vita, ma per quello che hanno rappresentato negli anni della mia adolescenza e primi anni dell’università.
Fortunatamente non è così brutto vivere nel ricordo, e ogni volta che mi capita di acquistare un disco stringendolo subito tra le mani esco dal negozio sorridente. Molto più sorridente di quando arriva il postino con cinque pacchetti da consegnare.
My two cents.
Se volete leggere altri racconti, probabilmente scritti meglio del mio, dovete assolutamente cliccare qui.
Grazie di cuore a Francesco per avermi coinvolto in questa cosa.

2 pensieri riguardo “Il giorno dell’uscita

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...