Qualche considerazione su twitter

Ultimamente twitter è la cosa più cool/trendy/fica/yeah/ohyeah/ohohyeah del mondo.
Lo usano anche i vip!!!
Ci rendiamo conto?
Bene.
Detto questo, vorrei parlarvi di come vede twitter una persona come me, che tra non molto festeggerà i cinque anni tra reply, favorites e dm.
La farò breve: nelle ultime settimane twitter è diventato un buon ricettacolo di porcodii.
La colpa ovviamente non è dei vip (hint: se non li seguite, è come se non fossero mai sbarcati su twitter), ma dell’uso che molti miei following hanno iniziato a fare del mezzo.
Liberissimi tutti di usarlo nel modo preferito, ci mancherebbe.
Mona io a non prendere le dovute precauzioni per non ritrovarmi ad aprire la timeline e pensare “ma porca troia, ancora? Ancora???”.
E arriviamo quindi ad affrontare il primo dei molti argomenti che andrò ora a trattare
1. IL DEFOLLOW / IL DEFOLLOWBACK
Argomento delicato, che andrebbe però risolto in pochissime parole: se ritengo che la presenza di una persona nella mia timeline mi procuri più noia e fastidio che reale interesse o semplice piacere nella lettura, dovrei segarla senza problemi. Peccato poi che per il 97,4% della gente un defollow su twitter equivalga ad un defollow nella vita vera. “Mi consideri una merda su twitter? Allora mi consideri sicuramente una merda in generale”. Faccina triste. Cuore spezzato. Sbagliato. Pensarla così vuol dire sottomettere la vita “reale” a ciò che avviene in un social network. Ma del resto, se c’è gente che si ritrova a bere in un locale e poi twitta ogni singolo gesto, discorso, risata avvenuta al tavolo, vuol dire che forse è già così: è più importante far leggere le proprie azioni piuttosto che viverle. Però sappiate che molti di voi sono davvero simpatici, divertenti, piacevoli dal vivo e, nonostante questo, riescono ad essere illeggibili (a volte o praticamente sempre) su twitter. Fatevene una ragione: se una persona vi defollowa non è perché siete delle persone di merda. Vi defollowa probabilmente perché rendete la sua timeline una merda. La differenza è enorme. Se non riuscite a coglierla non sarete certo persone di merda, ma persone un po’ stupide sì.
E vogliamo dire due parole sul defollowback?
Questo tweet riassume molto bene un pensiero molto diffuso sul defollowback.
Se davvero la gente la pensasse così, ogni volta che si viene defollowati non se ne farebbe un caso di stato. Non si chiederebbero spiegazioni. Non ci si sentirebbe inadeguati e non ci sarebbero faccine tristi seguite da incazzatura e, appunto, defollowback. Ci si limiterebbe a pensare “Beh, io tizio continuo a seguirlo perché lo seguivo per quello che diceva, e non perché mi seguiva a sua volta”. E invece: di solito quando uno ti sega lo seghi dopo poco, adducendo scuse del tipo “In realtà volevo segarlo già da tempo, mi ha solo anticipato” o “Non m’ero nemmeno accorto che m’avesse segato, pensa un po’ la coincidenza”.
“E invece” parte seconda: sì, quasi tutti usano quei siti per vedere chi li sega. Il migliore? Questo.
PS: se pensi che stia per defollowarti mi puoi anticipare. Muoio dalla voglia di usare una delle due scuse che ho appena citato.
2. LE TWITSTAR e IL RAPPORTO FOLLOWER/FOLLOWING
Anche qui il discorso andrebbe chiuso in due parole, ma nel blog sono spesso prolisso. Con la parola “twitstar” (che solo in Italia credo abbia preso un’accezione negativa) si tende ad indicare gli individui che, per un motivo o per un altro, si ritrovano ad avere più follower di quelli che ha la persona che li addita come twitstar. Come se fosse una colpa ritrovarsi con tanti follower. Vi porto il mio esempio (ce l’ho sottomano, non vedo perché non dovrei condividerlo con voi): da un giorno all’altro mi son ritrovato con una tonnellata di follower. Trovate giusto che me ne venga fatta una colpa? O crepate dalla voglia di sapere il perché di questa valanga di nuovi lettori? Vi darò molti perché (uno grande, tanti piccolini), così anche per oggi il mio ego viene curato e coccolato per bene.
I motivi piccolini: ho venduto più libri di molti di voi (più di centomila, dicono), sono finito più volte di molti di voi sulla homepage di Repubblica e/o del Corriere e/o dello Spiegel e/o del Financial Times (con BrindaConPapi, con i libri, con il sito di Chuck Norris, etcetc), ho suonato un pochetto in giro invece che starmene a casa a dire “quanto sarebbe figo suonare in giro”, ho portato avanti per anni questo blog quando ancora aveva un senso portare avanti un blog. Sicuramente queste cose un impatto positivo sul numero di follower l’hanno avuto. Durante i giorni di BrindaConPapi ho raddoppiato il numero di follower, giusto per dire.
Il motivo grande? Quando hanno “aperto” (tradotto, insomma) twitter in Italia, io ero tra gli utenti consigliati. Quando un nuovo iscritto entrava per la prima volta, gli consigliavano di seguire molti profili (Radio Deejay, Dania, Renato Brunetta, il sottoscritto, etcetc). Vi racconto un aneddoto divertente: una sera al Tg1 hanno parlato dell’arrivo di twitter in Italia. Un minuto prima avevo 800 follower (parliamo del dicembre 2009), cinque minuti dopo ne avevo 2500. Ancora oggi, se controllate le categorie nella pagina degli utenti consigliati, c’è il mio nome nella categoria “Italia”. Come sono finito lì? Non ne ho idea. Mi dispiace? Ovviamente no. Nascita di una twitstar? Secondo voi sì. A me sembra solo una grandissima opportunità per parlare a tanta gente, e cerco di sfruttarla nel modo migliore. Vorreste avere 20mila follower? Magari no, magari sì. Ma dovete smetterla di rompere il cazzo a chi ne ha più di voi. È un comportamento totalmente insensato: l’ossessione di molti per le twitstar mi sembra pura follia.
Affrontiamo poi, velocemente, il discorso del rapporto tra follower e following, inteso proprio come rapporto matematico.
Leggo spesso (e ieri ho avuto una discussione proprio su questo argomento) di gente che sclera quando vede che qualcuno segue 500 persone ma lo seguono in centomila.
Secondo certa gente, non bisogna avere un rapporto follower/following troppo sbilanciato.
Gente che, probabilmente, ha sia una laurea in matematica che in sociologia. Per non parlare poi del master in psicologia sottile.
Mi è stato addirittura detto “se mi seguono in 10mila cerco di capire chi sono queste persone e non faccio il profeta che parla alle masse”. Ma stiamo scherzando, vero? Dove sono Teocoli e Gnocchi? In base a cosa io dovrei essere per forza di cose interessato a sapere qualcosina della gente che decide di sapere qualcosa su di me? Amici, vi spiego una cosa banalissima: twitter non è nato per diventare amici. Che poi sia diventato anche questo, ok. Io per primo molti amici li ho conosciuti lì. Ma da qui a pretendere che si debba per forza di cose dare una possibilità a tutti ne passa. Anche perché, e non smetterò mai di dirlo, trovo folle e disumano seguire più di 150 persone. Già 150 sono un flusso di parole talmente elevato che, a volte, è impossibile starci dietro. E, personalmente, se decido si seguire qualcuno, è perché voglio avere la possibilità di leggere tutto quello che scrive. Se devo seguire uno solo per essere ricambiato, allora devo scrivere chiaro e tondo, nella bio, “seguo tutti quelli che mi seguono e pretendo che si faccia lo stesso con me, ma poi ovviamente non riuscirò mai a leggere tutto quello che scrivete. LOL”. E quando sollevo certe problematiche mi si dice sempre “Beh, ma esistono le liste!”. Oh dai, le liste! Che grande invenzione! Ti permettono di dare l’illusione alla gente di fregartene di loro (“ehi amico, ti seguo! non sei felice???”) e, contemporaneamente, di leggere solo le 50 persone che davvero ti interessa leggere. Perché sì, è giunto il momento di aprire gli occhi: se tizio è seguito da 19mila persone e ne segue 18999, vi posso assicurare che è come se ne seguisse zero. Fatevene una ragione. Almeno io ho la decenza di dire “Riesco a leggere, a fatica, solo centocinquanta persone. Punto”.
PS: alcune delle migliori conversazioni su twitter le ho avute con gente che non seguo. Perché sì: una conversazione con gente che non segui È POSSIBILE. È sufficiente una reply, a volte.
3. USARE TWITTER COME UNA CHAT o PER DARSI APPUNTAMENTO
Nessuno vi impedisce di usare twitter come una chat. Non pretendete però che tale utilizzo possa essere amato e apprezzato dai vostri follower. Un conto è iniziare una discussione e portarla avanti su un argomento che potrebbe interessare anche molta altra gente, senza ovviamente esagerare con il numero di tweet. Un conto è avere una conversazione come questa:
TIZIO: @caio LOL
CAIO: @tizio gh 🙂
TIZIO: @caio ❤
CAIO: @tizio amoti!
TIZIO: @caio hihihi
CAIO: @tizio prrrr
TIZIO: @caio ops!
CAIO: @tizio ops!
Oppure:
TIZIO: Titolo di film storpiato che finisce in -vagina
CAIO: Titolo di canzone storpiato che finisce in -vagina
TIZIO: @caio LOL
CAIO: @tizio Titolo di libro storpiato che finisce in -vagina
TIZIO: @caio #LULZ
E non parliamo poi di quelli che si danno appuntamento su twitter:
TIZIO: @caio alle otto alla fermata della 4?
CAIO: @tizio va bene, avverti tu @sempronio
SEMPRONIO: @caio @tizio facciamo otto e venti, ho le emorroidi
TIZIO: @sempronio @caio se arrivo prima di voi inizio a sbevazzare
SEMPRONIO: @tizio @caio “cuore spezzato”<!–3<!–3<!–3
CAIO: @sempronio @tizio *__*
TIZIO: @caio @sempronio dai allora restiamo per le otto, se qualcuno ritarda o ha cazzi ci mandiamo qualche tweet
SEMPRONIO: @tizio @caio sì dai ok, facciamo una reply collettiva così eventualmente se abbiamo un serial killer tra i follower saprà esattamente dove venire a sgozzarci, infilandoci poi lo smartphone nel buco del culo (inviato da twitlonger)
Ovviamente diverso il caso in cui l’appuntamento coinvolga tutta twitter. In quel caso è legittimo parlarne in timeline senza arrecare danno e fastidio a nessuno. Ma non vi ci vedo ad un appuntamento con tutta/o twitter.
Mi domando: prima di twitter non uscivate con gli amici? Non vi davate appuntamento? La birra era meno buona? Ci voleva molto più tempo per ubriacarsi? Morivate dalla voglia di trovare un posto dove poter scrivere “Sono ubriaco come la merda e quindi i miei prossimi 348675 tweet parleranno di quanto io sia ubriaco come la merda e di quanto quindi mi senta in diritto di scrivere le cose più assurde e strane e, credo, divertenti”?
Bene, ora quel posto c’è. Ora potete dare appuntamento agli amici. Potete scrivere quanto l’alcool abbia un effetto comico su di voi. Potete tutto.
Io posso però anche non voler leggere certe cose.
Sms? Skype? Mail? Whatsapp? Piccione viaggiatore? Telefono fisso? Bicchieri di plastica uniti con lo spago?
(fine prima parte)
Usate i commenti qui sotto se volete discutere, argomentare, etcetc (oltre ad usare twitter, ovviamente). Grazie.