Una cosa di tantissimi anni fa

Devo ringraziare il Sesta (seguitelo subito su twitter, è una di quelle persone che mai vi pentirete di leggere) per avermi fatto ripensare a quando, tanti anni fa, collezionavo cartoline.

Avevo iniziato con vecchissime cartoline di mio padre, dai posti più “lontani” del mondo (Fiorio Sr ha vissuto svariati anni in Australia e lunghi periodi a Cuba, con tappe più o meno lunghe a Hong Kong, Tokyo, Singapore e chiccazzoseloricordaorainqualialtriposti), passando poi a quelle dal mare di molti miei amici.
Poi, all’improvviso, ho smesso.
Da un giorno all’altro.
Vorrei ricominciare, ricevendo cartoline da chiunque voglia dedicare cinque minuti a scrivere il mio indirizzo sul retro, mettere un francobollo e infilare il tutto in qualche buca delle lettere.
Mi piacerebbe tantissimo ricevere ad esempio una cartolina dalla città in cui abitate (son certo che, se cercate bene, riuscirete a trovarne una in qualche tabaccheria old school) o da quella in cui lavorate. Ovviamente obbligatorie poi le cartoline dai luoghi di eventuali trasferte lavorative o vacanze!
Insomma, vi andrebbe di mandarmi 43958734 cartoline? O anche una sola, eh.
Se la risposta è sì, mandatemi una mail a massimofiorio@gmail.com e io vi scriverò il mio indirizzo di casa.
Non appena inizierò a riceverne le posterò contemporaneamente su flickr, oltre ad appenderle da qualche parte in casa.
Grazie a tutti.

PADANIA track by track

Qui (dal minuto 3:46) per condividere con me l’ascolto del disco.

Importante premessa: questa non è una recensione normale, è il parere in diretta ascoltando le canzoni per la prima volta. Punto.


Metamorfosi: un po’ un ciodo (per i non veronesi: un po’ pesantina) all’inizio, poi entrano quelle che sembrano chitarre passate dall’effetto “FINE DI MONDO” e GODO. Voce un po’ fastidiosa, ma è pur sempre la voce di Agnelli, quindi la si ama. Promossa, molto promossa.


Terra di nessuno: ma queste chitarre dove cazzo erano nell’ultimo disco? Due minuti e venti di cazzodurismo. Non vedo l’ora di sentirla dal vivo. Due canzoni, due promozioni.

La tempesta è in arrivo: questa la conoscete già tutti, no? Mi piaceva un mese fa ma senza farmi impazzire, mi piace ora. Sarà ancora colpa di tutte queste chitarre? Oh, comunque il batterista degli Afterhours era, è e sempre sarà uno dei peggiori di sempre.

Costruire per distruggere: le voci all’inizio mi ricordano qualcosa di Germi o i brani più strani di HPDB. Prette fa la cosa che gli riesce meglio: un tempo dritto e regolare, memore di “Voglio una pelle splendida”. Melodia bella bella bella bella. Sarà bellissimo fare parte della gente senza appartenere a niente mai. No no no no. Però manca un ritornello con cui strapparsi le mutande. O forse il ritornello è “sarà bellissimo fare parte della gente…”. Bella canzone, ma cazzo, un ritornello più efficace non m’avrebbe fatto schifo.

Fosforo e blu: evviva le chitarre. L’ho già detto? Sarà il ritorno di Xabier. Siamo dalle parti di Dea per le urla, dalle parti dei pezzi più assurdi dei primi due dischi. Ci sta. Non mi piace però. Dea invece mi piaceva molto. Cioè, in alcuni momenti mi ricorda i RHCP, e non è una cosa positiva.

Padania: è stupenda. Punto. Capolavoro. Però secondo me hanno scazzato il mix quando entrano le chitarrone la prima volta. I piatti (il charly?) della batteria scompaiono da un secondo all’altro. Se è una scelta voluta (di mix o proprio di esecuzione) fa cagare. E infatti quando rientrano tali chitarre non fa così.

Ci sarà una bella luce: melodia a cazzo, chitarre ipnotiche. Mi fa cagare. La prima parte, intendo. Due melodie poi che si sovrappongono. Sai che cazzo me ne frega della forma di snobismo nel tuo modo di fallire? È come il ghigno sulla faccia di un barbone a cui vuoi spaccare il cuore. Boh. E poi cambia ancora. Sembrano molte canzoni in una. La prima fa cagare, la seconda no, la terza un po’ no e un po’ sì, perchè torna alla prima. Insomma, mi son spiegato, no? Del resto, se sapessi recensire dischi scriverei su Rockit o DLSO, mica nel mio blog.

Messaggio promozionale numero 1: parlano della merda che c’è in tv e del fatto che hanno spento la tv ed sono usciti all’aria e nel sole o qualcosa del genere. Un po’ come quando Fiorello si cancella da twitter perchè è una droga e la Hunziker lo segue a ruota. Però la canzone spacca la merda quando si apre. Non dirò nulla sulle chitarre. Sto disco è chitarrechitarrechitarre.

Spreca una vita: è bella tirata come piace a me, ma la melodia non mi piace. E per me le melodie sono tutto.

Nostro anche se ci fa male: potrebbe essere una ballatona. Speriamo. Non è certo “Non è per sempre” o “Voglio una pelle splendida”, ma erano altri anni, eravamo più giovani. Questa potrebbe essere, per i nuovi fan, quello che per noi vecchi rincoglioniti son state le canzoni citate. Piace molto.

Giù nei tuoi occhi: questa non mi piace. Vi basta, come recensione?

Messaggio promozionale numero 2: bah.

Io so chi sono: inizia male. Non mi prende neanche quando cambia all’improvviso. Per ora posso dire che la prima parte del disco è molto più bella della seconda. MOLTISSIMO più bella. Però nella seconda parte c’è “Nostro anche se ci fa male”. Magari questa potrebbe crescere con gli ascolti e magari dal vivo sarà stupenda. Però qui, per ora, non mi piace. E il coro di bambini… No.

Iceberg: vorrei fosse la cover dei Perturbazione. Invece non lo è. Un minuto di archi. Sigur Ros chi? Ma anche un po’ Titanic. Contenti loro.

La terra promessa si scioglie di colpo: dai che chiudono in bellezza, con questo piano e questa ballatona. Sembra che in alcuni punti Agnelli stecchi volutamente. Volutamente o no, non è così piacevole da sentire. Ma probabilmente è la mia ignoranza musicale a non farmi distinguere tra arte e stecca. Sono pure mezzo sordo, quindi ho la giustificazione dei miei genitori. Però il brano mi piace.

Conclusione:
Dopo un unico ascolto, disco promosso abbondantemente.
Molto più bello de “I milanesi…”, però alcuni brani fanno veramente cagare.
Fortunatamente ci sono anche alcuni capolavori.

Padania

Tra qualche minuto inizierò a recensire (alla cazzo) il nuovo disco degli Afterhours.

Qui sotto potete vedermi (e ascoltare) mentre procedo con l’ascolto.
Nel prossimo post invece la recensione track by track in diretta.
Tutto chiaro?
Bene.
Si comincia.

Abbiamo fatto una cover degli 883

Eccola:


Rockit c’ha chiesto qualche settimana fa di partecipare ad una compilation omaggio agli 883.
Purtroppo non abbiamo potuto scegliere quale brano registrare e c’hanno rifilato “Bella vera”.
“Bella vera”? Non l’avevo mai sentita. L’ho ascoltata, e vedendo il video m’è venuto in mente che sì, l’avevo già sentita forse un paio di volte.
Ho detto a Florencia della compilation e della canzone scelta per noi.
“Sì sì sì, la conosco! Dai dai! Facciamola!”.

Quindi siamo passati, nel giro di qualche provino e registrazione casalinga, dal “c’hanno rifilato questa canzone” a “per fortuna che questa canzone era ancora disponibile, grazie Rockit!”.
Quando poi ci siamo ritrovati a registrarla “seriamente” ci siamo accorti che stavamo trasformando il noto brano di Pezzali nella sigla di un cartone animato (o nella pubblicità di uno shampoo, come ha detto qualcuno oggi su twitter).
Presi dall’entusiasmo abbiamo quindi spinto ancora di più il piede sul pedale del pop, lanciandoci anche in frasi esagerate come “Oddio, sembri Giorgia Lepore“, “Qui mettiamo questa cosa che avrebbe reso fieri di noi gli Aqua?”, “Invece di mettere i chitarroni del disco mettiamo uno stacco di batteria super tamarro?” e così via.
In fase di mix abbiamo detto chiaramente al nostro fonico di fiducia “devi farla suonare come se domani dovesse andare su tutte le radio commerciali di questa terra”.
Il risultato finale è esattamente quello che volevamo.
Adesso abbiamo un nuovo disco dove poter tornare al nostro sound, ma ci tenevamo a fare questa cosa.
Quindi grazie a Rockit per averci coinvolti in questa bella iniziativa, che potete ascoltare e scaricare interamente da qui.
Grazie soprattutto per averci inseriti in una tracklist contenente alcune delle band di punta dell’attuale scena italiana.
E dio benedica Giorgia Lepore.

Monologhi ascoltati in treno

Ragazzetto punkabbestia sul treno Milano-Venezia, subito dopo aver passato Verona commenta: “Ma io proprio non capisco Lombardia e Veneto. L’architettura, cioè, le case sembrano tutte dei blocchi, brutte, tutte uguali, condomini giganteschi, e poi hanno tutte queste decorazioni tipicamente padane. Cioè, Trieste è molto più carina“.
Poi ha detto altre cose ma mi son fermato qui con l’ascolto e ho riacceso l’ipod sui Communist Daughter.

Forse ha scambiato Lombardia e Veneto per Vladivostok.
Perchè Vladivostok me la immagino, nella mia ignoranza, tutta fatta di blocchi e condomini giganteschi.
Oh, Trieste è bellina, mi piace molto.
Ma Verona, per essere sobri ed eleganti, le caga in bocca andare e venire è mooooooolto più bella.

Ma la vera curiosità, ovviamente, sono le decorazioni tipicamente padane.
Idee?