I piccoli fail (dei) quotidiani

Come prima cosa, appena sveglio, controllo sempre il sito di Repubblica.
Stamattina ho ricontrollato anche l’articolo sullo spostamento dei concerti dei Radiohead.

Breve riassunto:

Lauretta

Sono passati più di sette mesi ormai.
Ricordo ancora perfettamente le mie reazioni di quella mattina.
Un messaggio poco chiaro su twitter. Io, che sono stupido, ti ho scritto subito su whatsapp.
Perchè in certe situazioni penso sempre positivo (e sono chiaramente un po’ idiota, i fatti mi danno ragione).
Non mi hai risposto. Ho scritto a Francesca.
“È morta ieri”. No. No. Dai. Non è vero.
Ho scritto a Francesco. Era vero.
È vero.
Ieri Nanni ha postato questa foto e a me è venuta voglia di dirti che ci manchi sempre tantissimo.
E mi è anche venuta voglia di scrivere qui sotto quelle parole che avevo letto per salutarti in quel giorno che non dimenticheremo mai.
Cara Lauretta, ci hai uniti più di quanto tu possa immaginare e più di quanto credo tu pensassi possibile.
Ti vogliamo bene, ma già lo sai 😉

Ciao Lauretta.
Cercherò di essere breve, per non rubare agli altri il tempo per salutarti.
Io e te ci siamo conosciuti seriamente quando sembrava che la vita potesse ricominciare a sorriderti.
Sembra ieri, e se ci penso un attimo è come se davvero fosse ieri.
Mi viene in mente un episodio buffo e felice: quella volta che mi hai mostrato su skype il tuo appartamento torinese girando per le stanze con il computer in mano.
La cucina enorme, la finestra che dava sul traffico, il tuo sorriso.
La voglia di iniziare questa cosa nuova riuscivo a sentirla tutta. 
Ed è sempre stato così con te: riuscivi a comunicare tutto quello che avevi dentro.
Ricordo perfettamente l’emozione che mi trasmettevi quando affrontavamo qualsiasi discorso, dal più scemo al più serio.
Perchè di cose serie abbiamo sempre parlato, perchè io volevo sapere tutto e ti chiedevo tutto.
Mi sentivo totalmente ignorante su certi argomenti, e invece ora ne so purtroppo più di quanto forse avrei mai voluto sapere in vita mia.
Chiedevo, chiedevo, chiedevo.
E tu mi raccontavi tutto. 
Io ero quello che, ogni volta, cercava di dire una stronzata per farti ridacchiare, anche nei momenti più difficili io volevo sempre farti sorridere.
Far ridere la gente è bello, far ridere te era oltre il bello: ogni volta che mandavo in vacca un discorso con una battuta e tu, ridendo, mi davi dello scemo, era come se avessi conquistato un pezzetto in più di felicità, l’avessi impacchettata per bene e te l’avessi consegnata con tutte le cerimonie del caso.
Con te ho vissuto i momenti belli e purtroppo anche quelli brutti.
Quella volta che per qualche mese non ci siamo sentiti perchè avevo troppa paura, e tu mi hai giustamente fatto la ramanzina, mi sono sentito tanto stupido.
E da allora m’ero ripromesso di non sentirmi più stupido, di non allontanarmi più da quella ragazza che mi chiedeva come installare i giochi sul ds, la ragazza con cui discutevo di telefilm (e su molti avevi dei gusti pessimi, te l’ho sempre detto!), di musica, di libri, di tutto.
Piccole cose, che avranno per sempre un posto gigantesco nel mio cuore e nei miei pensieri.
Adesso ovviamente mi sembra di non averti detto un milione di cose e di non averne sentite altrettante.
Però ho avuto la fortuna enorme di conoscerti, di abbracciarti, di volerti bene. 
Non riuscirò mai a ringraziarti a sufficienza per quello che mi hai dato.
Ti voglio bene, Lauretta.
Ciao.

Amico del mio nemico e nemico del mio amico e nemico del mio nemico e amico di Nanni

Stamattina Anna ha scritto questo tweet.

Ci tengo ad esprimere il mio articolato parere in merito.

Se sei amico di una persona non puoi essere indifferente al fatto che altri tuoi amici ricoprano tale persona di merda.
Se sei indifferente, vuol dire che tale persona è ricoperta di te.

(Dedicato a P.)