Crowdfunding

Visto che in questi giorni se ne parla un po’ ovunque (poco fa ho letto su facebook la “colorita” discussione tra Federico Guglielmi e Moltheni, ve la consiglio), vorrei spendere due parole per le famigerate raccolte fondi organizzate dalle band (e non solo) nell’ultimo periodo per pagarsi:

– la registrazione del disco
– il video nuovo
– l’ufficio stampa
– il servizio fotografico
– la trasferta per suonare in tanta mona
– la stampa di un libro
– le seghe col culo
– il furgone nuovo
– lo sbiancamento anale
– i plettri fluorescenti
– la droga

In cambio le band (e non solo) offrono molte cose, che spaziano dal disco alla telefonata di ringraziamento (60 euro se volete essere chiamati da Moltheni, ad esempio), alla cena con i musicisti, all’inserimento nei credits, etcetc.
Lungi da me criticare i fan che vogliono spendere cento euro per cenare con i propri beniamini, ricevere un messaggio su whatsapp, andare ad un appuntamento al buio a sfondo sadomaso o vedere il proprio nome nei credits: sono fan, se non le fanno loro queste cose chi cazzo le fa?

Però due parole su chi raccoglie i fondi le voglio dire.

Con una premessa: pure io volevo organizzare una raccolta fondi per la mia band, ma offrendo cose che un fan magari avrebbe comunque acquistato in seguito, e senza farci alcuna cresta. Praticamente una prevendita.
Il disco ti costerà 10 euro? Bene, pagamelo con due mesi d’anticipo, e ti regalo pure un inedito.
Vuoi anche il poster che costerà 5 euro? Vuoi poster e disco? 15 euro e, quando avremo tutto in mano, te lo faremo avere (con l’inedito).
Perché una cosa simile? Perché noi il disco lo abbiamo pagato di tasca nostra (e non è costato poco), e di tasca nostra ci paghiamo servizi fotografici e ufficio stampa. Non sappiamo se mai rivedremo indietro questi soldi, perché si suona poco e i cachet sono ridicoli, quindi se qualcuno vuol versare ora i soldi che verserà tra un paio di mesi, noi siamo sicuramente felici e li possiamo quindi investire in altre cose legate alla band. Ma se li versa tra due mesi siamo felici lo stesso, perché non credo moriremo se, nel frattempo, dovremo anticipare qualche piccola spesa di tasca nostra. Quindi non credo faremo una prevendita. O forse sì, ma senza offrire seghe col culo e cose strane. Magari qualcuno vorrà acquistare un concertino privato da farsi nel suo salotto. Perfetto: facciamo questa cosa già da un paio d’anni, e chiediamo poco più delle spese di viaggio, ci sono i testimoni!
Dischi, poster, vinili, cassette, concerti, magliette. Cose tangibili!

Veniamo quindi a chi fa queste raccolte fondi.
La prima cosa che mi domando sempre è: se le band non raggiungono l’obbiettivo non registrano il disco? Madavvero? Ma mi stanno prendendo per il culo?
E la passione? E la voglia di far sentire le proprie canzoni? E l’autoproduzione old school, soprattutto oggi che registrare un disco fatto bene costa molto meno di 20 anni fa? Cioè davvero mi state dicendo che una persona, davanti ad una raccolta fondi fallimentare, non investirebbe sul proprio progetto?
Non investire sulle proprie idee e sui propri progetti è una merda.
Potreste rispondermi con “oh, se non ho i soldi NON HO I SOLDI”.
Io però rispondo che i sacrifici si fanno da migliaia di anni, quindi un modo per arrangiarsi son certo che si trova e vaffanculo.

Un’altra cosa che mi fa ridere è che spesso vedo band che chiedono cifre che, normalmente, possono guadagnare con tre concerti, se non con uno solo. Band che invidio, perché pure io vorrei guadagnare duemila, cinquemila, diecimila euro a concerto, ma attualmente non me lo merito e probabilmente non me lo meriterò mai, ma non rompo il cazzo per questo.
Ehi amici musicisti, vi rendete conto che, quando indossate i panni del supereroe musicista, il vostro lavoro è fare concerti e vendere dischi, no? Vi pagano poco? Capita. Capita anche a noi. E infatti per pagarci il disco ci siamo fatti un culo così, suonando ovunque. Pagatevi il disco con i cachet dei live. Pagatevi il video con i dischi venduti.
Vi pagano tanto? Vendete abbastanza per mettere da parte il necessario per il disco nuovo? E allora perché sentite la necessità di farvi ulteriormente aiutare? Vi piacciono le cose facili, immagino. Piacciono anche a me. Ma a volte potreste anche rischiare, scommettere su di voi. Mettere mano al portafoglio.
L’ascensore è una grande invenzione, ma vi assicuro che fare le scale non vi ammazzerà.

Detto questo, secondo me i siti di crowdfunding sono una bella cosa, poi sta alla gente usarli nel modo che preferisce.

Ok, per oggi ho finito.

4 thoughts on “Crowdfunding

  1. Il livello delle produzioni italiane é in un baratro, rimane in piedi grazie ai sacrifici di tutta la gente che ancora ci crede: musicisti con passione, etichette sempre sull'orlo del fallimento, produttori e fonici sottopagati.
    E di fronte a una iniziativa innovativa e democratica che potenzialmente rappresenta una stabile risorsa economica per l'arte, quello che fai é vantarti di quanto ti spacchi il culo per registrare musica che poi nessuno ascolta?
    Ti stimo.

  2. Mah… è un argomento un po' controverso. Forse la raccolta fondi è più comoda perchè ti dà risultati più veloci in maniera più comoda. Il “fan” è anche contento perchè forse in parte si sente coinvolto nel progetto e può avere contenuti non comuni acquistabili “dalla massa”.

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