Fare i conti in tasca

Trovo sempre abbastanza strano che la gente possa essere interessata a quanto o se una persona venga pagata per fare qualcosa, soprattutto se non si parla dei politici pagati con i nostri soldi.

Essendo però sempre più spesso il destinatario di domande come “Ma ti pagano per fare quella cosa? Ma quanto ti pagano? Ma lo fai gratis?”, vorrei esporre il mio punto di vista sul “Fare le cose in cambio di qualcosa”.

Negli ultimi anni mi è capitato spesso, per mia grandissima fortuna, di essere contattato da agenzie, marchi, tv, cazzi, mazzi, per i più svariati motivi. Il principale di questi motivi credo sia la mia esagerata bellezza, seguita poi dalla mia inarrivabile simpatia, per giungere poi al mio cazzo enorme. Non vedo altre motivazioni. O forse twitter, forse questo blog nei tempi d’oro, o quello di Chuck Norris. Boh.

Devo farvi l’elenco di quello che ho portato a casa grazie a queste cose o posso limitarmi a dire che non sempre sono stato pagato in denaro?
Incredibile, vero?

Vi faccio un esempio: con la mia vecchia band pubblicizzavamo un marchio d’abbigliamento e uno di scarpe. Non ho mai visto un euro in un anno e mezzo di collaborazione ma ho gli armadi letteralmente pieni di jeans, magliette, felpe, giacche, berretti, scarpe, zaini, borse. E con “pieni” intendo strapieni. Giusto qualche giorno fa ho trovato 4 scatole di scarpe mai aperte, non ricordavo nemmeno di averle. Per svariati anni non ho comprato un cazzo da vestire, a parte rare occasioni in cui dovevo acquistare qualcosa di particolare. Ho fatto male a non farmi pagare? Secondo me no. Ah, però c’hanno pagato parte di un video. Erano soldi. Non pochi.

Un’altra cosa divertente: avendo fatto molte di queste “collaborazioni” (alcune pagate con bonifici o contanti, altre con vestiti, dischi, macbook, divise dei Charlotte Bobcats o dell’Albinoleffe, forme di parmigiano, chitarre, navigatori, biglietti aerei, etcetc), ne sono arrivate molte altre. Una tira l’altra. Il gioco del passaparola.
Forse perché, almeno in questo ambito, le cose le so fare magari non benissimo, ma in maniera quantomeno accettabile, secondo alcuni. E tanto mi basta.

Devo invidiare quelli che possono permettersi di farsi pagare per qualsiasi cosa o permettersi di dire di no se non c’è un ritorno economico? Forse sì, più probabilmente no.
Non sono così attaccato ai soldi da dover sempre ragionare in maniera “se io faccio la tal cosa, loro DEVONO pagarmi”.
Se l’impegno richiesto mi porta via qualcosa come un’ora del mio tempo, magari a fare una cosa che comunque farei, non vedo perché non possa accontentarmi di qualche altro benefit al posto del vil denaro. Ok, con gli altri benefit non compro il prosciutto al supermercato, ma anche vaffanculo, eh.
Il giorno in cui mi ritroverò a ragionare così sarò molto triste o molto povero.

Da non sottovalutare anche il modo in cui mi viene chiesto di fare qualcosa e, soprattutto, la persona che me lo chiede.
Per molti amici ho lavorato gratis per giorni o settimane.
A fare cose che adoravo. Loro poi hanno fatto lo stesso con me per altre cose.
Se ad esempio mi piace promuovere alcune band, o aiutare un’amica o alcuni amici che lo fanno di lavoro ma che, per un motivo o un altro, non hanno tempo di seguire alcune cose, non posso dare una mano in quanto amico? Devo farmi pagare? Perché tutto il lavoro va pagato?
Cazzate.
Spesso certe cose sono andate ad ingrossare il mio cv (oltre che il mio ego, sia chiaro), portandomi poi magari altri lavori (pagati).
Se poi mi si chiede di perdere qualche ora in cambio di qualcosa che mi piace, che mi interessa, che desidero fortemente, non vedo perché dovrei dire di no.

Sarebbe come se io pubblicizzassi un libro sui Beatles e non accettassi, in cambio, qualche loro disco.
Tanto poi i soldi li spenderei per comprarli comunque, quindi che problema c’è?

Quindi ecco, a tutti quelli che sono così interessati a quanto mi paghino o se mi paghino per fare qualcosa vorrei dire che:
1- c’è modo e modo di chiedere le cose (stamattina ho avuto una discussione divertente e una meno divertente su twitter su tale argomento)
2- l’educazione insegna che certe cose non andrebbero comunque mai chieste
3- Spora, se mi dai ancora dello scemo per queste cazzate la mia risposta non sarà così sobria come è stata. Puoi ovviamente usare i commenti o twitter per scusarti 🙂

Magari oh, poi il problema è “Così facendo però sproni le agenzie a non pagare nessuno”.
Risposta mia: non sono certo cazzi miei. La gente è sempre libera di dire sì o no alle proposte.
Io di agenzie che pagano ne ho trovate molte, quindi non credo ci sarà alcun problema per nessuno.

Chiudo dicendo che, nelle volte in cui non sono stato pagato, sono stato due volte negli States (anzi no, mi pagavano pure! Bella lì!!!), ho passato weekend incredibili e divertentissimi in location notevoli, ho riempito casa di cazzate più o meno tecnologiche o ho regalato le stesse cose a mio padre o a mio fratello o a chi cazzo volevo, e soprattutto ho accumulato un sacco di aneddoti divertenti che un giorno racconterò ai miei figli e ai miei nipotini.

E ricordiamolo: gli aneddoti da raccontare a figli e nipoti NON HANNO PREZZO.

Detto questo, credo che ora nessuno sia più interessato a quanto ho guadagnato negli ultimi anni per queste cose, vero?

PS: non ho il cazzo ENORME.

Windows 8 for dummies

Il mio punto di vista su Windows8 è quello di una persona che non sa nulla di cose tecniche, prestazioni e puttanate simili.
A me basta che una cosa funzioni.
Al massimo posso sbilanciarmi sul “funziona bene” o “funziona male”, sul “è bello” o “è brutto”.
Da un mese circa ho la fortuna di avere tra le mani un tablet con il sistema operativo di Redmond, quindi un’idea me la son fatta.
Ammetto che mi son serviti 10 minuti di training intensivo per capire le cose principali, ma poi tutto viene abbastanza intuitivo, soprattutto su piattaforma touch.
Se anche mio padre (fermo ancora a Windows XP) ha capito subito come spostare le icone (si chiamano ancora icone i quadratoni della schermata Start?), rimpicciolirle, cancellarle, credo ci sia speranza per tutti.
Proprio aver affidato il tablet a mio padre in vista di un futuro acquisto di un nuovo portatile credo sia stato il test più valido per dimostrare la semplicità del sistema operativo.

Se invece devo parlare io delle cose che ho trovato più interessanti, sicuramente il fatto di avere il classico desktop windows anche in un tablet permette cose che nessun altro tablet (iOs o Android) è in grado di offrire.
Una banalissima? Se installo Spotify nel desktop del tablet non viene considerato su piattaforma mobile, quindi non servono account premium per poter ascoltare la musica.
Poi posso usare i browser senza le maledette e orrende visualizzazioni mobile (su altri sistemi operativi spesso si possono togliere, ma a volte non si può e quindi sono bestemmie).
Poi posso installare qualsiasi software mi venga in mente.
È un po’ come avere il solito computer windows (cliccando sull’icona “desktop”) oltre a tutta la parte app.
E qui viene il punto più debole, al momento, del sistema operativo: ci sono poche app.
Il problema si può in parte risolvere usando, appunto, la parte desktop (installando Chrome, ad esempio, si possono usare tutte le app del Chrome Store: su iOs e Android non si può), in attesa che gli sviluppatori si diano una mossa.
Tanto di cappello per le mappe integrate, dettagliatissime al punto da far esclamare a mio padre “Quello è esattamente il punto in cui sono finito nell’oceano con la macchina!”. In Australia. 40 anni fa. Ha alcune cicatrici a dimostrazione di quanto detto.

Alla fine posso dire che funziona molto bene (e mio padre non è più spaventato dall’imminente acquisto di un pc con sistema operativo diverso dal suo tanto amato Windows XP) ed esteticamente è molto piacevole da vedere e semplice da usare. Molto più efficace con la possibilità di sfruttare il touch (perché alcune cose son messe lì proprio per essere toccate), ma l’ho provato anche con tastiera e mouse e non ho trovato grossi problemi.

Cose importanti: questo post è stato scritto ascoltando “Siamese Dream – Deluxe Edition”.

Il nuovo disco deiLava Lava Love

Da oggi e per i prossimi tre giorni sarà possibile acquistare il nostro nuovo disco “Au Printemps” in formato digitale (a vostra scelta: flac, mp3, etcetc) al fantastico prezzo di un euro.
Approfittatene!!!

3 canzoni: The Get Up Kids

Una rubrica nuova di zecca. Non servono ulteriori spiegazioni, no?
Ah, fatevi Spotify Premium (iniziate col mese di prova gratuito), ne vale la pena.