Book vs ebook

Mio padre ha quasi 71 anni.
A casa ha una quantità di libri che farebbe invidia ad un buon 99% dei miei conoscenti.
Libri in italiano e libri in inglese, perché durante i cinque anni passati in Australia doveva pur leggere.
Un giorno gli chiederò come cazzo sia riuscito a portarsi a casa un migliaio di libri da là.
Magari li spediva una volta finiti.

Comunque, il punto è: a mio padre ho regalato un kindle per il suo settantesimo compleanno.
Per lui è un modo come un altro per leggere.
Col vantaggio che, vista l’età, può ingrandire la dimensione del font.
Bellissimi i libri Isbn, ma provate a far leggere un Toxic a chi ha problemi di vista.

Dicevo: si siede in poltrona, legge, e quando finisce un libro ne inizia un altro. Semplicissimo.
Da gennaio ha letto una decina di libri sul kindle e due o tre di carta.
Per lui leggere un libro su carta o nel kindle è la stessa identica cosa.
A lui non frega un cazzo del profumo della carta (srsly, chi mi porta il profumo della carta come una delle cose più importanti dei libri mi fa ridere: state tutto il giorno ad annusare un libro? Io sto tutto il tempo a leggerlo), della copertina rigida o morbida, del font usato per il titolo, delle note in quarta di copertina, del fatto che i libri arredino.

A lui interessano le parole, le storie.
E le parole e le storie sono uguali sul kindle, sul kobo, sull’ipad, sui libri che usate come arredamento.

Quaranta canzoni e un microfono serio

In vita mia, oltre ai dischi con gli Slumber, i Canadians, i Lava Lava Love e i Wynona, ho fatto anche molta roba per i cazzi miei.
Tra il 1998 e il 2003 ho suonato, cantato, registrato e mixato una quarantina di canzoni.
Le ho firmate col monicker Bosvelt e si possono ascoltare tutte qui.

Una delle particolarità di queste canzoni è che fino al 2001 non avevo una chitarra elettrica, quindi tutte le distorsioni che si sentono le ho fatte con il basso (due esempi qui e qui).
Un’altra particolarità di queste canzoni è che tutte le voci e le chitarre acustiche/classiche sono state registrate con questo microfono (adesso costa 5 euro ma al tempo l’avevo pagato 8000 lire):

E sì, la canzone dei Lava Lava Love “(Your heart is) Beating the wrong time” è una rivisitazione di questa.

Cartoline cartoline cartoline!!!

Nell’ultimo anno, dopo aver scritto questo, ho ricevuto molte cartoline (come potete vedere nell’immagine qui sotto).

L’ultima è arrivata oggi, dal festival di Glastonbury (grazie Nanni e Sabi!).

Volete arricchire la mia collezione?
Fantastico!
Scrivetemi a massimofiorio@gmail.com e vi fornirò nome, cognome, via, cap, paese, provincia, tutto.

Grazie!

Bye bye sala prove Canadians!

Ieri sera, mentre col Chri eravamo impegnati a definire le parti di batteria del mio disco, il Mitch era impegnato a smontare la sala prove.
Esatto: la gloriosa sala prove dei Canadians chiude per sempre.
Nelle tre ore passate ieri tra quelle mura ho visto sparire microfoni e cavi dentro a scatole di plastica, alcune tastiere non più funzionanti sono finite direttamente nel cestino, abbiamo ritrovato cose che non vedevamo da quasi 10 anni.
Non resterà nulla.
Addio ai cinquemila tappeti che coprivano il pavimento; addio ai poster e alle bandiere sulle pareti (ieri ho riportato a casa una bandiera degli Alice in Chains che mi era stata regalata per i miei 18 anni e che, dal 2005, decorava le pareti della saletta); addio al materiale fonoassorbente, al deumidificatore, alla batteria glitterata del Chri posizionata nell’angolo a nord-ovest, all’amplificatore per basso che ho usato per quasi 7 anni (Update: e non era nemmeno mio. Grazie Davide!!!); addio ai grovigli di cavi impossibili da sciogliere; addio alle ciabatte mezze fuse da svariati cortocircuiti, alle prese a parete che, in quasi 7 anni, non son mai riuscito a capire come cazzo si aprissero; addio alle trentacinquemila aste per i microfoni (solo 4 in ottime condizioni, esagerando); addio all’impianto comprato con i soldi del primo tour dei Canadians, quando suonare equivaleva ancora a portare a casa un piccolo stipendio; addio ai pomeriggi a fare manovra per far scendere il furgone nello scivolo del garage per caricare tutto come se fosse un’enorme partita a Tetris; addio alle serate estive con mezz’ora di prove, un’ora di piscina, cena al ristorantino dietro l’angolo, un’altra ora di prove, un’ora di piscina; addio alla pausa cicca con pisciatina in mezzo al verde dopo aver provato trenta volte di fila il passaggio di una canzone nuova; addio alle registrazioni di canzoni nuove, di provini per dischi nuovi, di video assurdi.
Ora proveremo in altre stanze, registreremo in altri studi e non dovremo più fare manovre assurde col furgone (soprattutto perché il furgone lo abbiamo venduto due anni fa).
Quello che è successo in quella stanza, quello che abbiamo creato e ottenuto grazie a quella stanza, le persone che abbiamo conosciuto e a cui abbiamo voluto e vogliamo bene e che ne hanno voluto a noi anche grazie a quello che abbiamo scritto e suonato lì dentro, le canzoni che abbiamo amato, odiato, scartato, migliorato grazie a quei quattro muri che erano più di una casa per alcuni di noi: tutte queste cose non torneranno più.
Ci saranno cose nuove, ma da questo cambiamento non si torna indietro.
Grazie Cellore, grazie Mitch!