A cena con le Briciole

Un paio di settimane fa ho avuto l’onore di presenziare (con Vale, Nanni e Sabi) alla primissima cena ufficiale organizzata da Briciole In Cucina.
Da mesi attendevo questo momento.
Per la precisione, da quando le Briciole hanno vinto un concorso con la ricetta dei Neroncini.
Fortuna vuole che una delle ragazze dietro al sito e ai fornelli sia la ragazza di un mio amico (lui è un metallaro, lasciatelo perdere), quindi su whatsapp, facebook, twitter è stato un continuo “Oh, allora, quando mi fate assaggiare i neroncini? Eh? Eh? Eh? Quindi? Domani? Oggi? Lunedì? Sono già sotto casa vostra. Devo rapire tua morosa? Eh? Eh? Eh?”.

Alla fine l’insistenza è stata premiata.

Andiamo subito alle cose veramente importanti: i piatti.

ANTIPASTI
Abbiamo iniziato con un antipasto che già ha strizzato le prime lacrime dai miei occhi: Neroncini e Tartelletta calda di pistacchi con crescenza e mortadella. Inutile dirvi che avrei mangiato un camion di entrambe le cose. Fortunatamente ho fatto il bis di neroncini (e anche il tris?). Non sono un foodblogger, quindi da me non avrete pareri tecnici o approfonditi. Vi posso però dire che i Neroncini hanno superato abbondantemente ogni aspettativa (merito forse delle capesante: non ti accorgi subito della loro presenza, ma poi è un continuo morire di “oddio ne voglio ancora!”) e la Tartelletta secondo me è un perfetto mix di eleganza (data dall’impasto e dal ripieno) e di bondola ruspante. Sì, da noi si chiama bondola, e da te?

Quando già pensavo a cosa sarebbe arrivato come primo, è arrivato un altro antipasto!
Già il nome dovrebbe aumentare la vostra salivazione: Vellutata di ceci con gamberi e bacon croccante (un upgrade di questa ricetta, mi si dice).
Servita in un bicchiere, ma avrei preferito me la servissero senza dare troppa importanza all’eleganza della presentazione, a favore invece di un impiattamento che andasse a riempire un barile da 50 litri.

La vellutata è una vellutata e fin lì ci siamo tutti, no? Immaginatela però con tantissime scaglie di pancetta croccante e, ben nascosti, tantissimi gamberi all’interno della crema. Non vorreste tuffarvici? Mangiarne fino a diventare Giuliano Ferrara? Io sì.

PRIMI
Finita la cavalcata degli antipasti, ecco il primo. Confesso di non essere mai stato un amante di mix troppo azzardati in cucina. Più per ignoranza che per effettive prove sul campo. Ho sempre pensato, ad esempio, che la frutta vada con la frutta e che esperimenti troppo strani non facciano per me! Poi, dopo un pranzo clamoroso con Giorgio di FoodPornography (che ha servito un piatto divino di scialatielli con salsa di mango) ho deciso che tutto è possibile e che, anzi, più un piatto è strano e più ne voglio. Quindi, quando mi è arrivata nel piatto una pasta con pesto di limone e menta mi ci sono subito lanciato con la mia solita, sobria foga.
Difficile spiegarvi la sensazione: senti che stai mangiando una pasta, è calda, è buona, non sembra aver nulla di diverso da un ottimo piatto di pasta, però contemporaneamente senti che tutto è più fresco, più frizzante. Il limone e la menta stanno benissimo col pecorino. Sembra davvero un piatto che avrei potuto mangiare fin dall’infanzia, e invece no. Nessuno me l’ha mai fatto! Adesso quindi voglio provare a farlo per i cazzi miei. Conoscendomi, verrà una merda.

(FINE PRIMA PARTE: La prossima volta vi racconterò il secondo e il dolce, adesso scusatemi ma devo grattugiare alcuni limoni)