Gente che, secondo me, potrebbe lavorare un po’ meglio

Tutte le volte che mi hanno invitato a “un incontro con l’autore del libro blahblahblah”, si è sempre trattato di un incontro con altre persone, con un moderatore che, assieme all’autore, presentava il libro e poi la gente poteva fare delle domande.
Insomma, la presentazione di un libro. Facile facile.

Qualche settimana fa sono stato quindi invitato all’incontro con l’autore del libro tizioconlafacciacreepychesivedeintuttelefermatedellametro.
Come sempre, mi ha invitato qualcuno della casa editrice.
In un hotel.
Bello, ho pensato. Un hotel figo in centro a Milano per la presentazione di un libro!

Arrivo alla reception, chiedo “Scusi, saprebbe dirmi dov’è la presentazione del libro?”.
“Lì a dx, dietro quelle colonne”.

Vado dietro alle colonne e trovo l’autore su una poltrona, davanti a due persone: una lo sta intervistando, l’altra è della casa editrice.
Mi guardano tutti. Si alza la tizia della casa editrice.
Mi chiede chi io sia.
Andiamo bene.
“Massimo Fiorio, mi avete invitato voi”
“Ma per che testata scrive?”
“Nessuna?”

Passo indietro: quando mi invitano a ste cose, lo fanno perché poi, durante la presentazione, io scrivo i miei commenti su twitter, essenzialmente. Quindi la mia testata è twitter, no?

“Ma chi l’ha invitata?”
A questo punto le mostro la mail, perché inizia giusto giusto a girarmi un po’ il cazzo, soprattutto per la mancanza di quella cosa chiamata “un minimo di educazione”.
“Ah sì, una mia collega. Però adesso l’autore è impegnato, lei per che ora aveva appuntamento?”
“Alle 18” (Erano le 18 in punto)
“Dovrebbe attendere”
“Sì ma guardi che io non ho molto interesse ad intervistarlo (non sapendo cosa cazzo chiedergli e, soprattutto, dove cazzo postare le sue eventuali risposte)”
“Mi spiace del disguido”
“Si figuri, capita a tutti di invitare un po’ a caso”.
Sorrido, ci salutiamo.

Ma la cosa davvero comica e che più mi ha fatto girare il cazzo è stata una tizia presente su un’altra poltrona, chiaramente in attesa di intervistare tizio.
Durante il dialogo tra il sottoscritto e la ragazza della casa editrice, si alza, viene da noi, e si getta nel dialogo, avendo capito che ragazzacasaeditrice non sapeva chi io fossi e io non riuscissi a dirle di più di un “mi avete invitato voi, e non avete idea del perché? Ah bene, dai”.

Intervento di tizia, rivolta a ragazzacasaeditrice, come se io non fossi neanche presente: “Non è che per caso si è accreditato fingendo di essere della nostra radio? Sa, succede spesso…” con la faccia di una che ti sta dicendo “ti ho sgamato e adesso ti cago in bocca”.
Io la guardo e le dico chiaramente “No guardi, ci mancherebbe, io sono qui perché mi hanno invitato loro” e lei insiste, parlando con l’altra come se io non esistessi: “Capita spesso che la gente cerchi di partecipare a queste cose dicendosi di essere inviata della nostra radio”.
Non faccio il nome della radio, ma è una radio abbastanza popolare.

Io, che ero più occupato a chiarire il disguido con ragazzacasaeditrice che non ad ascoltare il tono da stronza di questa cagacazzi, ho prima liquidato il problema con ragazzacasaeditrice. Poi però, prima di andarmene, non avendo davvero colto ancora il tono da stronza della stronza, che nel frattempo era tornata sul suo tronodispade, mi sono avvicinato e le ho detto: “Ah, quindi lei lavora per radioblablabla? Ci lavora anche un mio amico”. L’ho detto senza alcun tono polemico, volevo solo capire che cazzo avesse prima da rompermi i coglioni.

“E chi è il suo amico?”
“[Nome amico]”
“Ah, tutti conoscono [Nome amico]. Ma lei quindi cos’è che farebbe per la nostra radio per farsi accreditare?” detto con sguardo vagamente sorridente e l’espressione da “adesso ti inculo”.

E lì sbrocco.
“Scusi, magari non sono stato chiaro: mi ha invitato la casa editrice, io non ho nulla a che fare con la vostra radio”
“E lei chi sarebbe quindi?”
“Non credo siano affari suoi”

Mi giro. Me ne vado.
Incazzato come la merda.

Devo scoprire il nome di sta stronza.
Chiedo ad amico. Scopro il nome.
Un nome che è esattamente il sentimento che ha scatenato in me.

Ecco, io a questa signora con quel nome identico al sentimento che ha scatenato in me vorrei dire solo una cosa: “Impari l’educazione e scenda da quel piedistallo di guano”.

Comunque la gente che dovrebbe lavorare un po’ meglio è quella che mi invita alle cose a caso.
Come quelli che mi hanno scritto per dirmi:
“Salve, La contatto dall’ ufficio stampa [nome ufficio stampa] per proporle un’ intervista con il grande [nome artista a caso e elenco collaborazioni dello stesso] del quale a brevissimo sta per uscire il nuovo disco”.

Risposta mia:
“Gentile [nome tizio], la ringrazio molto per la possibilità! Ho solo una domanda: una volta che avrò intervistato [nome artista], come potrei utilizzare tale intervista?”

Risposta tizio:
“Salve Massimo, mi scusi pensavo avesse un blog o scrivesse per qualche giornale on line….. MI sbaglio ?”

Ho un blog, non ti sbagli. Ho mai pubblicato un’intervista? Ho postato più di una volta ogni due mesi negli ultimi tre anni? E no, non scrivo per giornali online. Cioè, sì, ho scritto per Rockit qualche volta, ma di cose totalmente diverse. E per Wired, di cose totalmente diverse. E no, non ho mai pubblicato un’intervista negli ultimi 8 anni. Quindi sì, sbagli.

Ma il vero problema è che la tizia della casa editrice che mi ha invitato non ha poi mai risposto alla mia mail nella quale le dicevo che, insomma, avermi invitato ad un’intervista non era stata sta gran mossa.

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