Correre!

A volte ci provo, pur continuando a ripetermi quanto non mi piaccia.
A volte riesco anche a farlo quasi tutti i giorni per due mesi di fila, con risultati in costante miglioramento. Parto con un paio di km, che diventano quattro, cinque, sei, sette, e ci metto sempre meno tempo.
Poi, all’improvviso, smetto.

Di solito smetto quando i risultati (sia agonistici che sulla bilancia) iniziano ad essere interessanti.
Smetto quando sono preso bene, quando il fiatone tarda ad arrivare, quando la fatica corre più piano di me.
Non c’è un motivo.
Mi illudo anzi che sia semplice sfiga: ecco, oggi piove, andrò domani. Oh no, piove anche domani.
E intanto è passato un mese.
E ho pure ricominciato a mangiare di merda.

Ma i motivi per cui correre è una mezza tortura ben prima di diventare un piacere sono molti, e li uso tutti come ridicola giustificazione.

Di solito la prima rottura di coglioni è la preparazione. Arrivo a casa, tolgo tutto quello che è ricollegabile all’attività lavorativa (jeans e maglietta, 9 volte su 10, 12 mesi su 12) e indosso pantaloncini, maglietta, calze e scarpe.
Facile, direte voi.
Ecco, questo processo di preparazione mi toglie normalmente il 50% della voglia. Se riesco a superare questo ostacolo è già un successo. Più di una volta mi son ritrovato in mutande a dirmi “ma vaffanculo va, adesso mi butto a letto e ciao”.

Poi, non contento, devo avere anche tutto il necessario per monitorare i miei risultati.
“Tutto il necessario” è essenzialmente il telefono.
Ho seimila fasce da braccio in cui infilare il telefono, ma quasi tutte hanno lo spiacevole svantaggio del darmi un fastidio maledetto. Non è un problema loro, lo so.
Ma io odiavo anche mangiare a tavola con la tovaglia, perché il solo contatto della stessa con le mie mani o braccia mi faceva venire i brividi. Poi, a 10 o 12 anni, me la son fatta passare. E ho anche sempre odiato eventuali pieghe dei tappeti, che dovevano essere sempre perfettamente distesi e se vedevo una piega andavo fuori di testa. Tranquilli, m’è passata pure questa.
Quindi ecco, le fasce da braccio in cui infilare il telefono mi fanno girare tantissimo il cazzo.
L’alternativa è tenere il telefono in mano, ma un nexus5 non è esattamente il massimo della comodità. E poi ogni tot devo cambiare mano, perché mi sembra giusto sfiancarne una e poi l’altra.
Comunque: un po’ lo lascio nella fascia, un po’ lo tengo in mano, un po’ bestemmio.

Altro problema: corro solo se posso ascoltare della musica, altrimenti mi rompo il cazzo.
E quindi c’è il problema degli auricolari, perché quei fili di merda finiscono sempre per toccarmi, e il mix sudore + cavi degli auricolari mi fa sbroccare. Ma anche senza il sudore, eh.
Ok, allora li faccio correre (anche loro) dietro al braccio, o dentro alla maglietta, o entrambe le cose, ma mi toccano, sempre e comunque. Probabilmente questo starmi sul cazzo dei fili che mi toccano è collegato anche al fatto che, quando vi saluto, è abbastanza raro che vi baci. Non vi basta un ciao? Cosa cazzo avete sempre tutti da baciarvi quando vi salutate? Se vi bacio è perché ci conosciamo bene e/o vi voglio particolarmente bene e quindi non rientrate (più?) nella categoria “se mi tocchi mi dai fastidio”.

Quindi ecco, corro sempre con una punta di fastidio legata a qualcosa: la fascia troppo stretta, le mutande messe male, i cavi degli auricolari che mi baciano, il sole, le foglie, quelli col cane, quelli col gatto, quelli, etcetc.

Adesso però ho deciso di ricominciare a correre (potrei anche rompere il tabù del correre al mattino, una cosa che, stranamente, odio), ma correrò sempre con questi mille problemi.
Sì, sono un po’ malato. Lo so. Non è così male, dai.
Per dire: in bicicletta non passo mai sulle strisce pedonali, ma sempre tra una e l’altra. Se toccassi il bianco delle strisce con la ruota probabilmente la vita sulla terra sparirebbe all’improvviso.
E mi sta terribilmente sul cazzo andare a letto con le mani perfettamente asciutte, quasi secche, quindi evito di asciugarle troppo bene quando le lavo prima di dormire.
Avrete anche voi delle manie, no? Ecco, io ne ho tante, ma le nascondo abbastanza bene.
Un giorno magari le elenco tutte. Più probabilmente non lo farò.

Però un problema maledetto l’ho risolto: i cavi degli auricolari.
Da quando ho questo lettore bluetooth/nfc della Sony non ho niente che colleghi le mie orecchie al telefono, e la vivo decisamente meglio. Sì, in verità potrei pure lasciare a casa il telefono (e la fascia da braccio e le relative bestemmie), visto che le canzoni le posso anche mettere direttamente nelle cuffie, ma poi come farei a sapere quanto ho corso e quanto tempo c’ho messo?

Venite a correre con me, è divertente!

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