Me ne vado a Budapest

Qualche settimana fa un’agenzia mi ha chiesto una mano per promuovere (e raccontare) un concorso rivolto agli studenti universitari e facilmente riassumibile così: MOL Group decide di investire sugli studenti, offrendo un lavoro (e un montepremi di 25mila euro) in cambio di idee innovative.

Tra i vari benefit di questa collaborazione, il viaggio a Budapest per la finale del concorso (e la curiosità per quel che succederà) è sicuramente ciò che mi ha convinto a dire sì: sarà la mia terza volta nella capitale ungherese, ma a distanza di 24 anni dalla precedente.
Immagino che in tutto questo tempo qualcosa sia cambiato.
Lo scoprirò domani.

Dopodomani invece assisterò alla finale del concorso.
Dalle informazioni che mi hanno girato, ho scoperto che si son iscritti più di duemila team, e i cinque finalisti vengono da Croazia, Repubblica Ceca/Slovacchia (uhm), Ungheria, Russia e Slovenia.
Futuri ingegneri ma non solo: studenti di matematica, geologia e altre cose in target con il me di 19 anni fa, quando avevo davanti un roseo futuro da ingegnere delle telecomunicazioni, abbandonato per motivi troppo lunghi da raccontare.

Noi italiani c’abbiamo provato, con 3 team che però non sono arrivati alla finale. Magari sarà per l’anno prossimo. Magari mi iscrivo nuovamente a ingegneria e ci provo pure io.

Comunque: mi avevano già convinto con “pluripremiato hotel di design sulle rive del Danubio” e “chef stellati”, ma l’idea di vedere sti giovincelli (immagino siano tutti decisamente giovani) impegnati a lottare gli uni contro gli altri per ottenere il lavoro che desiderano mi interessa altrettanto. Non so perché, ma mi immagino un’ambientazione tipo Colosseo: gli studentelli al centro dell’arena e noi sugli spalti a fare il tifo. Ho il sospetto che non sarà così. Ho visto qualche foto delle edizioni precedenti: il meno elegante è in giacca e cravatta, io all’agenzia ho detto “qui a Milano forse ho una polo blu e un paio di jeans”.
Ma io mica devo partecipare alla finale, devo solo fare l’osservatore esterno.

Vabbeh, vedremo.
La settimana prossima racconterò questi due giorni a Budapest, adesso mi concentro sulla solita cosa: il terrore per il volo aereo.

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