La spirale del fastidio, dell’odio e dell’ignoranza

Ok, il titolo è una merda, ma non importa. Parliamo di cose serie: parliamo di quanto la gente ci faccia incazzare con quel che scrive su Twitter e Facebook (principalmente, ma pure alcune cose su Instagram spingono a strappare occhi e interiora al grido di “Ma cosa scrivi, coglione? Ma che hashtag usi? Ma quanti fottuti hashtag usi? Ma muori male?”).
Vi succede mai di leggere uno status di un amico o, più probabilmente, di qualcuno che avete tra gli amici solo perché dite sì a qualsiasi richiesta, e di pensare che non potete più reggere questa ignoranza, che non potete più reggere l’ennesimo link all’ennesima bufala, l’ennesima cosa fastidiosa, antipatica, stupida, razzista o semplicemente sbagliata?
A me capita in continuazione e sono certo che a molti succeda con quel che scrivo io. Ci sta. La soluzione sarebbe semplicissima, no? A volte la metto anche in pratica: bloccare o defolloware la persona che continua a scrivere cose NO. Però diciamo che la metto in pratica per un 10/15% dei casi al massimo.
Il restante 85/90% delle cazzate continuo a leggerlo perché mi piace vedere quanto la gente riesca a spingersi oltre. E più conosco bene una persona, più questa cosa è amplificata: “Ma pensa te, ma davvero pensavo potessimo essere amici? Ma sono imbecille? Sì, credo di essere imbecille”. Mi piace vedere quanto l’eccessivo entusiasmo si spinga al punto da diventare eccessiva rottura di cazzo. Mi piace vedere quanto la parola “felicità” o “gioia” o “cosabella” che scrivete spesso venga da me letta come “oh, ciao Massimo! Anche oggi voglio infilarti uno spillo sotto alle unghie mentre ti prendo a sberle con uno stronzo di cane, perché forse la mia vita non è davvero meglio della tua ma ehi, è meglissimo! 100mila volte meglio della tua! Lo vedi? Vedi il mio entusiasmo? Eh? Lo vedi, stronzo?”. Mi piace come siate sempre solari, splendenti, luminosi senza mai prendere fuoco. Mi piace quando scrivete l’ennesimo post razzista. Mi piace quando usate la punteggiatura a caso e a cazzo. Mi piace leggere le vostre citazioni filosofiche e i vostri poemetti del cazzo sotto a una fottuta foto di una fottuta spiaggia con un fottuto mare o sotto alla foto di una pizza. Mi piace quando avete il mare dentro, anche se dentro non ce l’avete mai, altrimenti sareste morti. Mi piace anche quando vi proponete per una collaborazione che poi, alla fine, non siete in grado di portare avanti, ma quello non c’entra molto con quel che scrivete su Facebook, è una roba mia. Ma mi piace. Però poi non lamentatevi se non faremo più nulla assieme. Magari sarò io quello a perderci di più, ma almeno in questi casi riesco a “bloccare e defolloware” qualsiasi futura possibilità di aver ancora a che fare con voi. Mi piace anche quando cercate di fare i misteriosi su qualcosa ma sperando che qualcuno vi chieda qualcosa a riguardo e poi fate i maleducati quando qualcuno, effettivamente, vi chiede qualcosa a riguardo.Mi piace tantissimo quando ascoltate musica di merda, ma quello è un problema mio, non vostro, tranquilli. Pure io ascolto musica di merda per quelli che ascoltano musica di merda. Mi piace quando scrivete banalità, perché le scrivo pure io, ma le vostre fanno più schifo delle mie, perché le mie sono mie e insomma, difficile che mi facciano schifo, o non le scriverei. Magari mi faranno schifo tra un mese o tra un anno o tra dieci anni. Le vostre mi fanno cagare subito, e sta cosa mi piace. Mi piace quando sembra che sia sempre tutto bello. L’ho già detto, lo so, ma mi piace tantissimo.
Però forse ste cose non mi piacciono davvero. Anzi, mi fanno vomitare, ma non posso farne a meno. Basterebbe un attimo per non leggere mai più certe cose, eppure preferisco continuare a leggerle. Perché? Non lo so. Probabilmente perché sono stupido.
Sono in questa fottuta spirale di me che odio quello che molta gente scrive e non ne esco. Per scelta.
Ti prenderei a pugni in faccia ma ti prego, scrivi un’altra cosa che mi faccia desiderare di prenderti a pugni in faccia.
Capita solo a me? Mi sa di no.

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