Ciao nonno!

Non ci voleva, davvero. Eri il mio unico nonno e non è bello non avere più i nonni, anche per me che non sono più un ragazzino. Trovare tre chiamate perse della mamma appena arrivato al lavoro stamattina mi ha fatto subito pensare a una cosa sola, e al telefono sono stato anche tranquillo con la mamma, perché che altro avrebbe potuto dirmi? Che altro avrei potuto dirle? Eppure mi ha detto che ieri le hai stretto la mano, che gliel’hai tenuta stretta a lungo, e che hai provato a salutarla quando stava andando via. L’hai un pochino illusa, sai? Pensava davvero che forse potessi stare meglio. L’ho sentito nella sua voce. Ci speravamo tutti, ma era quella speranza difficile difficile.
Per me sei sempre stato un nonno di cui parlare agli amici ma anche agli sconosciuti. “Sai, mio nonno è un reduce della divisione Acqui. Sì, quella di Cefalonia. Eh già, proprio quella”. Molto spesso, per scherzare, dicevo che quel film con Nicholas Cage sul mandolino del capitano Corelli fosse un film su di te. Ma io quel film non l’ho mai visto, perché sapevo già tutto. Sapevo dei tre giorni passati sotto a una roccia, mentre ti nascondevi dai tedeschi che stavano fucilando tutti i tuoi amici. Sapevo che in Ucraina o Bielorussia (ora non ricordo bene) mangiavi la buccia delle patate e poco altro mentre eri prigioniero. Sapevo che sei tornato a casa, a San Martino Buon Albergo, e la tua mamma, i tuoi fratelli e sorelle non avevano tue notizie da due anni. E come prima cosa, prima di farti entrare in casa, ti hanno fatto un bagno in cortile, per toglierti di dosso i pidocchi.
Eri la persona più elegante del mondo. Non ti ho mai visto vestito in maniera meno che “perfettamente elegante”. Da bambino mi piaceva addirittura venire a messa con te. Mi mettevo lì vicino alla tua gamba e muovevo le labbra a caso, perché non sapevo le parole che pronunciavate, e tu una volta mi hai detto che potevo anche non muoverle, non era importante. Ho proprio questa immagine di me che guardo in su verso di te e tu mi sorridi, nelle ultime file della chiesa di San Martino.
Tifo Juventus perché tu tifavi Juventus. Per quale squadra avrei dovuto tifare? Se mio nonno tifa per la Juventus, vuol dire che la Juventus merita anche il mio tifo. E mi ricordo ancora quando, a volte, venivi al campo da calcio con me e Lorenzo (non è successo spesso, ma un paio di volte sicuramente, nel campetto davanti a casa nostra, almeno 25 anni fa) e una volta mi avevi spiegato come battere i calci d’angolo, perché tu avevi anche allenato e, anche se non avevi giocato nel Milan e nella Juventus come i tuoi fratelli, per me eri meglio tu. Perché eri tu mio nonno, loro erano “gli zii”. Più della mamma che miei, ma vabbeh.
Ricordo quando avevi il forno e poi mi portavi il pane con l’uvetta. Mi piaceva venire a trovarti mentre facevi il pane. Mi piaceva quando, d’estate, venivo a stare da te e dalla nonna. Forse tu non lo ricordavi più, ma l’episodio più buffo successo quando ero un bambino e passavo l’estate da voi è stato quando ho insistito tanto con la nonna per comprare una confezione di corn flakes perché li avevo visti in tv, ma poi non avevamo capito come usarli, io e la nonna, e quindi li abbiamo messi nel minestrone. Io e la mamma ne ridiamo ancora.
E quando andavamo in giro in bici? Quella volta che nel sottopasso sono caduto e mi sono rotto i due denti davanti? C’eri tu a raccogliermi. Mi ricordo tutto di te. Avevi la Ritmo, te la ricordi? E mille milioni di cravatte. E chi mi ha insegnato a fare il nodo? Tu.
Quando venivi a pranzo da noi la domenica, negli ultimi anni, a volte io non c’ero. Però, quando c’ero, ero sempre seduto vicino a te. Sempre. Non vuol dire che io fossi meglio delle altre persone a tavola, lo so. Ma ero comunque lì, vicino a te. Ora ci penserò sempre.
Ero orgoglioso di mio nonno che aveva fatto la guerra e si vestiva sempre elegante e mi insegnava a giocare a calcio (non ho mai imparato, ma non per colpa tua: sono proprio negato). Spero che anche tu lo sia stato di me, quando la mamma ti raccontava tutte le cose “strane” che facevo in vita mia, con la musica o con altro. E poi ero bravo a scuola, mi ricordo ancora le mance che tu e la nonna mi davate sempre. E ci portavate gli ovetti kinder.
Quante cose, nonno.
Mi manchi già tantissimo.
Però c’è un pensiero bello che mi farà compagnia per sempre: quando sabato scorso sono venuto a trovarti tu eri stanchissimo. Forse ti avevamo svegliato. Ti abbiamo parlato tanto e tu ci guardavi. A un certo punto ti ho detto una cosa davvero stupida.
“Nonno, non preoccuparti se non stai seguendo il campionato: la Juve quest’anno fa schifo, siamo ultimi in classifica! Però il Chievo è primo!”. E mi hai sorriso. Un sorriso grande.
E quello è l’ultimo ricordo che ho di te: mi sorridi anche se sei stanco, mi sorridi anche se non sorridevi da tanto tempo.
Salutami la nonna, dille che le voglio sempre tantissimo bene.
Ciao, nonno Vittorio.